21 Maggio 2026
Enzo u nicu, l’escalation mafiosa del Santpaola che ordino l’uccisione di un Santapaola: «La goccia che ha fatto traboccare il vaso»

Annus horribilis per il clan mafioso dei Santapaola. Dopo la morte del boss Nitto, avvenuta lo scorso marzo, oggi è stata annunciata quella del figlio Enzo ’u Nicu. Entrambi detenuti al 41 bis, hanno condiviso la carriera criminale ma anche il destino finale, dato che quest’ultimo aveva espresso la volontà di essere cremato proprio come il padre.
Il clan Santapaola è stato molto attivo nello scenario criminale mafioso catanese e non solo, con collegamenti a Palermo di non poco conto. Questo si evince anche da un fatto clamoroso raccontato nelle aule del Tribunale di Catania diversi anni fa, un processo reso noto da una frase cruciale: «Il Santapaola che ordinò l’omicidio di un altro Santapaola». Un omicidio che si colloca all’interno dei confini di una famiglia che deteneva potere e che voleva mandare, così, un messaggio molto più ampio. Uno scenario nel quale il direttore della scena era proprio Enzo ’u Nicu Santapaola.
Siamo nei primi anni Duemila, nel 2007 per l’esattezza, quando Angelo Santapaola venne trovato morto insieme al guardaspalle Nicola Sedici. I due furono uccisi nelle campagne di Caltagirone, ma i corpi, bruciati e irriconoscibili, vennero ritrovati nei campi di Ramacca. Furono riconosciuti solo grazie alle fedi con i nomi delle mogli, Grazia Corra e Paola Crisafulli.
Il fatto sanguinario è stato al centro di un lungo processo, durante il quale sono stati ascoltati vari pentiti, tra cui Santo La Causa, ex reggente militare, e Fabrizio Nizza, che ha permesso di chiudere il cerchio in modo definitivo attorno a Santapaola come colui che aveva autorizzato l’omicidio. I fatti, poi, interessarono anche l’inchiesta Thor, con intercettazioni dei Ros e verbali di collaborazione.
A procedere poi con la condanna fu il gup Maria Ivana Cardillo che, nelle motivazioni, fa riferimento all’azione di Enzo ’u Nicu come a un atto necessario nei confronti del cugino, che agiva come una nota stonata, mettendo in serio pericolo gli equilibri della famiglia. Un atto, quindi, ritenuto dovuto da Santapaola per confermare e rafforzare il suo potere e non solo. L’omicidio arrivò dopo che il cugino Angelo aveva fatto un viaggio non autorizzato a Palermo, dove stava costruendo rapporti privilegiati con Cosa nostra palermitana. La condanna del gup arrivò come un macigno: ergastolo e 41 bis.
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Il processo Iblis e la notifica in carcere
Una volta identificato come mandante nell’omicidio del cugino Angelo e del suo guardaspalle, successivamente Enzo Santapaola si trova come imputato nella maxi inchiesta giudiziaria coordinata dalla DDA di Catania e dai carabinieri del Ros, che prende il nome di processo Iblis. Questo ha permesso di scoprire il sistema di potere che era stato costruito tra esponenti politici e imprenditori saldamente legati al clan Santapaola-Ercolano.
Siamo nel 2010 e il 3 novembre di quell’anno vennero eseguiti 40 arresti, facendo luce sul modus operandi che la mafia catanese aveva messo in atto per infiltrarsi nelle istituzioni, aggiudicarsi appalti pubblici e favorire persino l’elezione di politici compiacenti. Si fa riferimento a una zona grigia in cui i boss mafiosi potevano agire come consulenti e mediatori, vicenda conclusa poi con condanne considerevoli.
In particolar modo, Enzo Santapaola, esponente di spicco del clan, è stato condannato a 18 anni in appello, pena poi confermata in Cassazione. Nel processo Iblis, tra i condannati troviamo anche Vincenzo Aiello, referente principale di Cosa nostra nella provincia di Catania, ma anche Fausto Fagone, ex deputato regionale, condannato per concorso esterno in associazione mafiosa, con pena poi rideterminata a 12 anni in appello.





