20 Maggio 2026

A Scenario Pubblico di Catania la pièce di Paolo Toti Guagenti per Rebetiko Produzioni

A Scenario Pubblico di Catania la pièce di Paolo Toti Guagenti per Rebetiko Produzioni

In scena con “Damnatio Memoriae” un mondo ostile, tragico e senza futuro

Lo scorso 16 maggio ha debuttato a Scenario Pubblico di Catania la novità assoluta di Paolo Toti Guagenti Damnatio Memoriae”, opera teatrale rock a cura di Rebetiko Produzioni, secondo appuntamento della rassegna teatrale “Uno. Nessuno. Centomila INVISIBILI”sostenuta dal Ministero della Cultura (Progetti speciali teatro 2026), un Progetto che si sofferma sull’invisibilità come frutto dell’incomunicabilità, dando voce a storie, paure, tensioni dell’oggi tramite un linguaggio su diversi livelli e più che contemporaneo.

Paolo Toti Guagenti, deus ex machina dell’intera e complessa operazione, autore anche di scene, costumi e visual art, mescolando teatro e musica prevalentemente rock dal vivo, si inoltra in un mondo, in una dimensione ostile, fatta di assoluta incomunicabilità, di capovolgimento della realtà e di annullamento di ideali, di ideologie e soprattutto di ricordi e di sentimenti. La rappresentazione corale fotografa l’attuale situazione della nostra società, indirizzata verso l’assoluta disumanità ed incomunicabilità e che non lascia spazio ai sentimenti, alla parola, virando sempre più verso il totale annullamento degli invisibili.



Il pubblico sin dall’inizio si ritrova coinvolto in quello che accade in un appartamento di un palazzo bombardato, in un futuro non bene identificato, dove si muovono tre personaggi sopravvissuti ad un attacco militare.

I tre indossano dei cravattini arancioni, che spiegano la loro appartenenza ad uno dei due gruppi politici in lotta (identificati con cravattini porpora e cravattini arancioni). Il loro conflitto si è esacerbato nella strage avvenuta cinque giorni prima nella piazza principale del distretto est, luogo in cui si nascondono i tre protagonisti. La situazione è davvero tragica: le comunicazioni sono interrotte e qualcosa dà ad intendere che qualcuno al potere voglia nascondere ciò che veramente sta accadendo.

In tale realtà angosciante, in un futuro prossimo, non si leggono più i libri, non contano più le emozioni di una poesia del passato (si sconoscono Foscolo, Ungaretti, Ghandi o Dio) e tutti sono in contrapposizione, mentre un potere oscuro e malvagio, divide, massacra, fa il lavaggio del cervello, cancella i pochi ricordi di chi, nascosto ed impaurito in un angolo di una città, di un distretto, si lascia andare a qualche considerazione su come immaginava di vivere la propria vita.

Mescolando in perfetta sincronia teatro, musica e visual art, il lavoro analizza e ben descrive i tre sopravvissuti e l’ambiente che li circonda, mettendo in evidenza una squadra di professionisti sia per la parte teatrale (con Maria Rita Sgarlato, Chiaraluce Fiorito e Santo Santonocito, tutti e tre convincenti nel tratteggiare il carattere, le paure, le manie dei tre sopravvissuti) che per quella musicale (Francesca Pulvirenti, con la sua poderosa voce e la band I Color Indaco” con la loro eccellente esecuzione dal vivo). Profondi e molto sentiti i monologhi teatrali dei tre sopravvissuti, con tanto di cravattino arancione e di un quarto personaggio che, nel finale, raccontandosi tra il pubblico, rivela il suo ruolo ambiguo e distruttivo, pur cercando di restituire un minimo di giustizia e comprensione ai protagonisti in scena ed all’intero racconto.

In scena, oltre ai componenti della band, uno schermo gigante, comodini, cassettiere, sedie, tv, cassetta degli attrezzi e cornici deformate in legno, il tutto che si alterna alla musica rock, ai musicisti organici al racconto, ai comunicati della televisione, ai rumori di passi ed agli spari. Alla fine prevalgono la perdita di ogni dimensione di vita, in un mondo fuori rotta, oltre ad un fumo che annebbia sentimenti, obiettivi e speranze di perseguitati e persecutori, oppressi ed oppressori.

Spettacolo inedito, con un linguaggio a tratti complesso, soffocante, che alla fine riscuote gli applausi convinti del pubblico per un cast corposo – tra attori e musicisti – e per l’autore, Paolo Toti Guagenti, che ha voluto raccontare la sua visione severa, angosciante del mondo e della società, rivelando cosa può provocare l’incomunicabilità, la manipolazione del pensiero, la cancellazione della memoria e la totale assenza di osservazione critica, di comprensione e di ascolto dell’altro.

redazione

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