07 Maggio 2026
Pfizer Catania, sindacati in allarme: «Dal confronto emergono troppe ombre sul futuro del sito»

Un confronto definito “utile e necessario”, ma che lascia aperti interrogativi profondi sul destino industriale dello stabilimento Pfizer di Catania. È con toni fermi che Filctem CGIL, Uiltec UIL, UGL Chimici e CISAL di Catania hanno commentato il confronto tenutosi ieri nella sede di Confindustria Catania, evidenziando come le risposte fornite dall’azienda “non siano state considerate sufficienti a chiarire le reali prospettive produttive e occupazionali del sito etneo”.
I sindacati chiedono un’informativa completa e verificabile su situazione economica, costi industriali, forza lavoro, piano industriale e scenari futuri del sito, inclusa un’eventuale cessione. In assenza di ulteriori chiarimenti, Filctem CGIL, Uiltec UIL, UGL Chimici e CISAL annunciano che chiederanno una nuova convocazione alla Prefettura di Catania, ricordando gli impegni assunti da Pfizer sulla continuità industriale del sito etneo.
“Alla luce delle dichiarazioni emerse durante l’incontro – sottolineano le sigle di categoria sindacale- riteniamo fortemente indebolito il quadro di reciproco affidamento costruito finora. Invitiamo inoltre tutti i lavoratori a partecipare all’assemblea sindacale retribuita dell’ 11 maggio alle ore 15“.
I sindacati riconoscono alla direzione aziendale e a Confindustria la disponibilità al confronto, ma ritengono che, in una fase così delicata, servano elementi ben più concreti, trasparenti e verificabili. Sul tavolo restano infatti questioni decisive che riguardano la sostenibilità industriale dello stabilimento, la competitività produttiva, gli investimenti futuri e soprattutto le garanzie occupazionali per centinaia di lavoratori.
L’azienda ha illustrato il quadro relativo ai volumi produttivi previsti per il 2026, agli investimenti e all’attuale gestione del portfolio industriale dello stabilimento. Dal confronto è emerso che il portfolio prodotti rimarrà invariato, ma con un forte ridimensionamento di alcune produzioni strategiche. Il Tazocin registrerà infatti un decremento del 41%, mentre MTX subirà un calo del 37%. Tygacil farà segnare un incremento del 6%, mentre Isovorin crescerà del 67%; aumento che, tuttavia, secondo le organizzazioni sindacali, resta poco significativo considerando i volumi estremamente contenuti di partenza.
La direzione ha inoltre comunicato che il fermo strutturale previsto per il “non pen” potrebbe slittare al 2028. Gli investimenti annunciati oscillano tra i 10 e gli 11 milioni di euro, mentre prosegue la procedura di decontaminazione dell’area “pen”, pur in assenza di investimenti finalizzati a un suo futuro riutilizzo produttivo.
Per quanto riguarda l’occupazione, il sito conta oggi 544 dipendenti, con una popolazione aziendale fortemente concentrata nella fascia compresa tra i 40 e i 60 anni. Sono inoltre presenti 43 lavoratori in staff leasing e un lavoratore con contratto a termine. Entro giugno sono previsti tra i cinque e i sei stacchi contrattuali.
La stessa azienda non ha nascosto la forte criticità della situazione legata ai bassi volumi produttivi, annunciando una nuova convocazione per il prossimo mese di luglio.
È proprio su questo punto che i sindacati hanno espresso le maggiori preoccupazioni. Nel loro intervento unitario, Filctem CGIL, Uiltec UIL, UGL Chimici e CISAL hanno sottolineato come l’informativa industriale fornita dall’azienda sia stata giudicata insufficiente e incompleta rispetto alla gravità del momento che attraversa lo stabilimento etneo poiché “manca anzitutto un quadro economico organico capace di rappresentare con chiarezza la reale salute industriale del sito. Non è stato infatti presentato il bilancio dell’ultimo anno finanziario, né sono stati forniti elementi dettagliati sui costi industriali e sul costo unitario dei prodotti, considerato dai sindacati uno degli indicatori fondamentali per comprendere il reale posizionamento competitivo dello stabilimento all’interno del mercato farmaceutico internazionale“.
Le organizzazioni dei lavoratori insistono in particolare sul tema del costo unitario dei prodotti, ritenuto centrale per comprendere le scelte strategiche dei grandi gruppi multinazionali. “I volumi produttivi vengono infatti allocati privilegiando i siti in grado di garantire maggiore competitività industriale e minori costi per lotto prodotto. – continuano i rappresentanti dei lavoratori- Da qui la richiesta di trasparenza avanzata unitariamente al management aziendale.
Scarseggiano le informazioni sul rapporto tra personale diretto e indiretto, elemento che potrebbe incidere significativamente sull’aumento dei costi industriali e quindi sulla competitività complessiva del sito“.
Secondo i sindacati, il rischio concreto è quello di una progressiva marginalizzazione del sito nelle strategie globali del gruppo.

