30 Aprile 2026

Porto di Catania, il piano regolatore finisce al Tar: «Il mare è nostro, stop alle forzature»

Porto di Catania, il piano regolatore finisce al Tar: «Il mare è nostro, stop alle forzature»

Il nuovo piano regolatore del Porto sta scatenando dibattiti sociali e non solo. Si teme un forte impatto ambientale e, soprattutto, la preoccupazione è che questo possa essere fonte di danni permanenti.

Oggetto di interesse e discussione anche la costiera Armisi, dove si prevede la costruzione di un porto per megayacht, rendendo quindi Catania sempre più turistica e aprendo le porte a un nuovo e maggiore flusso di persone, tenendo conto anche delle attuali problematiche relative alla congestione del traffico, che sono state segnalate in più e più occasioni nel corso degli anni.



Infatti, le problematiche riguardanti il piano regolatore del Porto cominciano diverso tempo fa, così come spiega anche l’ingegnere Mario Spampinato, dell’Osservatorio per le politiche urbane e territori e dell’Associazione Volerelaluna, il quale sottolinea che il tutto ha inizio già nel dicembre del 2024, quando viene avviato l’iter con cui l’Autorità portuale, insieme all’organo di gestione, ovvero la giunta dell’Autorità di sistema portuale della Sicilia orientale, adotta il piano regolatore portuale, che viene pubblicato il 31 dicembre sul sito dell’Autorità in questione.

Dalla data indicata, però, decorrono 45 giorni per le osservazioni e, in particolar modo, per la valutazione ambientale strategica Vas. Osservazioni che sono arrivate, e le principali emesse proprio attraverso il parere del Ministero: «Alla fine di questo percorso il Ministero dell’Ambiente produce la documentazione di oltre 100 pagine di osservazioni del piano regolatore, prendendo spunto anche da osservazioni arrivate da associazioni e altri soggetti», fa sapere l’ingegnere Spampinato. In particolar modo, viene sottolineato come il Ministero lamenti l’assenza di adeguate valutazioni circa alternative rispetto agli ampliamenti e alle modifiche previste sugli allargamenti della parte nord, chiedendo se effettivamente potesse essere fatto diversamente. Lo stesso vale per la parte sud, dove però è previsto lo spostamento della foce del torrente Acquicella di circa un centinaio di metri: «Il Ministero dice chiaramente che il torrente Acquicella è vincolato, è un corso d’acqua e non puoi spostare la foce con leggerezza. Anche lì si chiede perché non si sia pensato a un’organizzazione diversa».

Tenendo conto di quanto detto, dunque, si sposta l’attenzione su un nuovo piano, ovvero il DPSS (Documento di Pianificazione Strategica di Sistema Portuale), complessivo all’interno del sistema, perché questo risale al 2022, quando l’Autorità della Sicilia orientale faceva riferimento a due porti, ovvero quello di Catania e quello di Augusta. Dal 2024, però, si sono aggiunti anche quelli di Pozzallo e Siracusa, motivo per cui questo andrebbe rivisto in toto e adattato tenendo conto del fatto, appunto, che i porti non sono più due bensì quattro: «Nel piano di sistema del 2022 si diceva che il traffico su gomma, quindi i camion, sarebbe dovuto essere sviluppato da Augusta, ma questa indicazione nei fatti non viene concretizzata. Inoltre, il Ministero dice che non sono presenti approfondimenti archeologici, che non c’è un adeguato rilievo marino e che tra i progetti previsti c’è anche un taglio del molo di Levante per creare un collegamento con una nuova area dell’Armisi». Un tema estremamente delicato, così come sottolineato dallo stesso ingegnere: «Su quel cantiere si stanno spendendo decine di milioni di euro, parliamo di decine di milioni, e però il molo di levante ha oltre settant’anni, quindi su quel manufatto esiste un vincolo. Non può essere toccato liberamente. Questo contrasta con la norma vigente. Così come è una violazione deviare il corso dell’acqua».

Ecco perché, in tal senso, è intervenuta anche la Soprintendenza, con precisazioni molto simili: «Alla fine di questo percorso, comunque, si arriva a un parere positivo con condizioni e prescrizioni molto strette e molto vincolanti».

Una volta conclusa questa prima parte, poi, tutto cambia alla fine di ottobre del 2025, quando la giunta dell’Autorità decide di approvare il piano regolatore, sostenendo di aver recepito tutte le osservazioni e prescrizioni, facendo una piccola modifica circa l’arretramento dalle grotte dell’Armisi citate precedentemente, così come ci spiega l’ingegnere Spampinato. Il tutto in relazione a uno spostamento di 60-80 metri rispetto al confine iniziale, sostenendo che si tratti di un’area ormai priva di pregio e quindi senza qualcosa da salvaguardare realmente, sostenendo ulteriormente che la salvaguardia si limita alle grotte nella parte terminale e che nei 700 metri interessati si potrebbe così agire liberamente.

Una tematica forte e una problematica sentita particolarmente dalla città, dove è possibile vedere anche striscioni con scritto il motto “Il mare è nostro“, che adesso si sposterà con una discussione al Tar, sostenuta dallo studio legale Scuderi, il prossimo 26 giugno 2026, da parte dell’Osservatorio per le politiche urbane e territoriali, del quale fa parte anche l’ingegnere Spampinato. Il tutto con l’obiettivo di far leva su problematiche di impatto ambientale, mancato rispetto delle indicazioni e delle prescrizioni del Ministero e della Soprintendenza, alle quali si andranno ad affiancare altri due ricorsi, uno avviato dal gestore del lido Armisi e un altro da un operatore portuale che si occupa di riparazioni navali: «Ormai mancano meno di due mesi alla discussione al Tar, sperando che intervenga per bloccare o comunque bocciare l’adozione e l’approvazione di questo piano regolatore portuale. Qui vi è un’altra anomalia sulla quale porre l’attenzione, ovvero quella del definire l’area portuale e, nel fare il nuovo piano regolatore, si sono allargati oltre i confini dell’area portuale prevista. Le leggi dicono che i confini dell’area sono stabiliti dal decreto del presidente della Repubblica. E fino a oggi quei confini arrivano a nord fino al molo di levante e a sud grosso modo all’altezza della spiaggia libera numero uno. Adesso stanno tentando di sanare questa anomalia, perché hanno fatto un piano su un’area che non è loro, che non è portuale, e quindi adesso stanno cercando di sanare la questione approvando un decreto del presidente della Repubblica che allarghi formalmente i confini. L’iter prevede il parere delle commissioni parlamentari competenti, Camera e Senato».

Non a caso, il parere del Consiglio di Stato è già presente online, dove viene evidenziato con varie relazioni che lo spostamento sia nei limiti a nord di soli 150 metri, fatto non veritiero, sottolineato dallo stesso ingegnere: «In realtà sono 700 metri. Quindi si minimizza l’ampliamento dell’area portuale per accelerare i tempi e fare approvare tutto il prima possibile, possibilmente anche prima dell’udienza al Tar, così da sanare quella che altrimenti resterebbe una macroscopica anomalia: aver fatto un piano su un’area che non è di pertinenza». In casi come questi, poi, si prevede la possibilità di una consultazione pubblica, ovvero l’analisi di impatto della regolamentazione prevista nel Dpcm 169 del 2017, grazie alla quale per 28 giorni si possono presentare delle osservazioni sugli effetti della regolamentazione e, nel caso specifico del piano regolatore, è saltata, in quanto è stato sostenuto che «la nuova delimitazione dell’area non avrebbe impatto», perché si tratterebbe di un’area abbandonata e di non reale interesse.

Spampinato, poi, ha così concluso il suo intervento sulla questione: «È una forzatura evidente, perché cambia completamente la realtà se quell’area resta fruibile dai cittadini oppure viene inglobata nel porto. Noi chiediamo ancora una volta il rinvio, la correzione della documentazione di accompagnamento e che il Parlamento possa avere una rappresentazione reale, aderente ai fatti, non viziata da macroscopiche anomalie. Chiediamo anche che si faccia, come prevede la legge, l’analisi di impatto della regolamentazione, senza scorciatoie e senza bypassare nulla».

Francesca Gugliemino

Francesca Gugliemino