27 Aprile 2026

Detrazione ristrutturazioni, come funziona e chi ne ha diritto

Detrazione ristrutturazioni, come funziona e chi ne ha diritto

Guida completa al bonus casa: beneficiari, lavori ammessi, percentuali, limiti di spesa, durata e adempimenti per ottenere lo sconto Irpef senza errori

1. Che cos’è la detrazione per le ristrutturazioni edilizie

La detrazione per ristrutturazioni è uno sconto sulle imposte IRPEF che lo Stato italiano riconosce a chi sostiene spese per lavori di recupero su immobili abitativi già esistenti, come manutenzione straordinaria, restauro, risanamento conservativo e vere e proprie ristrutturazioni edilizie, escludendo in generale le nuove costruzioni; lo sconto si calcola su un tetto massimo di spesa per ciascun immobile e viene restituito in più anni attraverso la dichiarazione dei redditi.

2. Chi può beneficiare della detrazione

Possono beneficiare della detrazione tutti i soggetti che pagano l’IRPEF in Italia e che possiedono o detengono l’immobile al momento dell’inizio dei lavori o del pagamento: proprietario o nudo proprietario, titolare di usufrutto, uso o abitazione, inquilino con contratto registrato, comodatario, socio di cooperativa, ex coniuge con diritto di abitazione; possono detrarre anche i familiari conviventi e il convivente di fatto, purché la convivenza esista prima dell’inizio dei lavori e le fatture e i bonifici siano intestati a chi chiede la detrazione o con chiara annotazione di chi ha sostenuto la spesa.



3. Su quali immobili si applica

La detrazione riguarda in primo luogo gli immobili residenziali (abitazioni e relative pertinenze) già esistenti, anche rurali, e le parti comuni di edifici condominiali; non si applica, in linea generale, alle nuove costruzioni, mentre in alcuni casi particolari è ammessa per l’acquisto di abitazioni facenti parte di edifici interamente ristrutturati da imprese o cooperative che vendono entro 18 mesi dalla fine lavori, con detrazione calcolata sul prezzo di acquisto entro specifici limiti.

4. Quali lavori e quali spese sono ammessi

Sono ammesse le spese per lavori di manutenzione straordinaria, restauro, risanamento conservativo e ristrutturazione edilizia sulle singole unità abitative e loro pertinenze, nonché anche la manutenzione ordinaria se eseguita sulle parti comuni condominiali; rientrano anche interventi per eliminare barriere architettoniche, migliorare la sicurezza antisismica, mettere a norma impianti, ridurre i consumi energetici quando non si usa la specifica detrazione per il risparmio energetico, prevenire furti o infortuni domestici, bonificare l’amianto e altri interventi connessi al recupero dell’immobile, restando escluse in generale le opere di mera nuova costruzione o ampliamento, salvo che la spesa si riferisca alla parte esistente.

5. Percentuali, limiti di spesa e durata della detrazione

Per le spese di ristrutturazione sostenute fino al 31 dicembre 2024 la detrazione ordinaria è pari al 50% su un massimo di 96.000 euro per unità immobiliare, da ripartire in 10 rate annuali di pari importo; dal 2025 al 2027 il limite di 96.000 euro rimane ma la percentuale cambia in base all’anno e al fatto che l’immobile sia abitazione principale del proprietario o titolare di diritto reale: nel 2025 e 2026 il 50% solo per l’abitazione principale e il 36% per le altre abitazioni, nel 2027 il 36% per l’abitazione principale e il 30% per le altre, mentre dal 2028 al 2033 il tetto di spesa scende a 48.000 euro con detrazione al 30%; è previsto inoltre un bonus mobili collegato ai lavori, che consente di detrarre il 50% delle spese per arredi e grandi elettrodomestici fino a 5.000 euro per immobile nel 20242026, sempre in 10 anni, a condizione che i lavori di ristrutturazione siano iniziati prima degli acquisti e che questi siano pagati entro i termini annuali.

6. Come si utilizza la detrazione e per quanto tempo

La detrazione si usa in dichiarazione dei redditi (modello 730 o Redditi PF), indicando l’importo delle spese, i dati dell’immobile e le rate annuali: l’Agenzia delle Entrate calcola lo sconto d’imposta che riduce l’IRPEF dovuta ogni anno per 10 anni; se in un anno l’imposta è inferiore alla quota spettante, la parte non utilizzata non si può recuperare negli anni successivi e si perde, mentre in caso di decesso del contribuente le rate residue in alcuni casi si trasferiscono all’erede che detiene materialmente l’immobile, ma non sempre (ad esempio non si trasferiscono per il bonus mobili e per alcuni bonus speciali), e in caso di vendita dell’immobile spesso la detrazione passa all’acquirente salvo accordo diverso.

7. Adempimenti formali: come pagare e cosa fare

Per non perdere il diritto alla detrazione è essenziale che i lavori siano autorizzati con i titoli edilizi richiesti (CILA, SCIA, ecc.) e, se dovuta, sia inviata la comunicazione preventiva all’ASL prima dell’inizio dei lavori; i pagamenti delle opere e dei professionisti devono avvenire tramite “bonifico parlante” bancario o postale, con indicazione della causale, del codice fiscale di chi detrae e della partita IVA o codice fiscale del fornitore, mentre per il bonus mobili sono ammessi anche bonifico ordinario, carte di credito o debito; vanno richieste e conservate tutte le fatture, le ricevute dei bonifici, i titoli edilizi, le eventuali comunicazioni all’ENEA per interventi di risparmio energetico o per grandi elettrodomestici, eventuali contratti di appalto e dichiarazioni dell’impresa sulla regolarità contributiva e sull’applicazione dei contratti collettivi quando richiesto, e in dichiarazione occorre indicare i dati catastali dell’immobile e le altre informazioni richieste dall’Agenzia delle Entrate.

8. Errori frequenti da evitare

Gli errori più frequenti che fanno perdere la detrazione sono: mancanza o irregolarità dei titoli edilizi necessari o delle comunicazioni obbligatorie prima dei lavori, pagamenti effettuati senza bonifico parlante quando è richiesto o intestati a soggetto diverso da chi chiede la detrazione, fatture non intestate correttamente o prive dei dati essenziali, convivenza o titolo di detenzione non esistente all’inizio dei lavori per familiari o conviventi, mancata indicazione dei dati catastali o delle spese in dichiarazione, superamento dei limiti di spesa per unità immobiliare, cumulo improprio della stessa spesa con altre agevolazioni non cumulabili, oppure dimenticanza di indicare una rata in dichiarazione (in tal caso quella quota è persa definitivamente).

In foto Irene Ruffino, consigliere Unico Catania

redazione

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