24 Aprile 2026
Hormuz e guerra USA-Iran, Calì Confconsumatori: «Servono prudenza e responsabilità»

Il mondo intero sembra scivolare verso una situazione sempre più difficile da governare. L’attenzione, in queste ore, è concentrata sul blocco navale sullo Stretto di Hormuz, mentre cresce l’attesa per le decisioni legate al conflitto tra America e Iran. Un nodo cruciale, perché da quel passaggio transita tra il 20 e il 25% del petrolio mondiale e, di conseguenza, una parte enorme degli equilibri energetici del pianeta.
Non si tratta soltanto di benzina o diesel. Il rischio, quando il carburante diventa instabile, è che a cascata si blocchino i trasporti e, con loro, si inneschi un effetto domino sui beni di prima necessità, sulle filiere e sulla tenuta stessa dei prezzi al consumo. Un meccanismo che, come sottolinea Carmelo Cali, presidente nazionale di Confconsumatori, può estendersi anche al mercato dell’energia elettrica, amplificando la pressione sulle famiglie.
Noi di FreePressOnline e Catania FreePress lo abbiamo intervistato per capire cosa potrebbe accadere nel futuro prossimo e quali rischi stanno correndo i cittadini. Cali richiama subito a un punto essenziale, quello che riguarda la tenuta emotiva del Paese: «In questi momenti bisogna evitare reazioni emotive, come l’assalto alla spesa e comportamenti dettati dal panico. Servono prudenza e responsabilità, ma non bisogna lasciarsi trascinare dall’allarme».
Poi il focus si sposta sul lavoro quotidiano di Confconsumatori e sulla necessità di strumenti più solidi: «Stiamo insistendo su un punto molto chiaro: servono misure immediate per affrontare l’emergenza, ma servono anche interventi più ampi, che guardino oltre l’urgenza del momento. Non si può affrontare una crisi di questa portata con strumenti limitati al breve periodo».
Nel ragionamento rientra anche il tema delle accise, tornato prepotentemente al centro del dibattito con il ritorno previsto dal 2 maggio 2026, seppur con un reintegro graduale: «Le accise rappresentano un elemento positivo in condizioni di normalità, in base a una forte stabilità. Però non possono essere considerate la soluzione in una situazione di emergenza, come quella attuale determinata dal conflitto. L’abbiamo già visto: anche quando sono state abbassate, il consumatore non ha percepito il vero beneficio, perché gli aumenti stessi hanno di fatto annullato il vantaggio».
Su quali voci di spesa si concentrano oggi le maggiori preoccupazioni?
«Sicuramente sul carrello della spesa, perché il dato certo è che la spesa delle famiglie sta aumentando. E a essere colpite più duramente restano le famiglie con minore capacità di spesa. Ma non c’è solo il cibo: anche il fronte dell’energia, tra elettricità e gas, resta estremamente delicato e potrebbe aggravarsi ulteriormente».
Quanto conta il rischio di speculazione?
«Il rischio di speculazione esiste ed è giusto vigilare, ma non dobbiamo ridurre tutto a questo. Sarebbe un errore. Il problema non è soltanto la speculazione: ci sono aumenti pesanti che incidono sui consumatori anche senza dinamiche speculative. Per questo bisogna guardare al fenomeno nella sua interezza».
È possibile oggi prevedere quali beni aumenteranno di più nelle prossime settimane?
«No, purtroppo no. La situazione è talmente instabile che ogni previsione rischia di essere superata nel giro di poche ore. Viviamo una fase in cui è difficile perfino governare l’esistente, perché mancano certezze reali. Ed è proprio questa incertezza la cosa più preoccupante».
Chi sta pagando il prezzo più alto?
«Le fasce più deboli sono certamente quelle che soffrono di più. Ma sarebbe sbagliato pensare che questa crisi colpisca soltanto loro. Sta investendo tutte le fasce della popolazione. È un fenomeno generale, che naturalmente pesa in misura ancora maggiore su chi ha meno margini economici».





