19 Aprile 2026

A Randazzo morire è per molti una spesa impossibile

A Randazzo morire è per molti una spesa impossibile
A Randazzo cresce la polemica su concessioni cimiteriali, nuove tariffe e tutela del patrimonio storico.
di Alfio Papa
A Randazzo, la memoria non è più solo un dovere morale: è diventata una spesa. E, per molti, una spesa impossibile.
Nel silenzio dei vialetti invasi dalle erbacce, tra croci piegate e lapidi sommerse dal verde, il Comune ha deciso di colpire proprio lì dove una comunità è più vulnerabile: nel rapporto con i propri defunti.
1. 1.500 tombe sotto esame: la revoca che fa paura
La commissione straordinaria che governa oggi il Comune ha avviato il procedimento di revoca delle concessioni cimiteriali rilasciate prima del 9 febbraio 1976, per tutte le sepolture in cui siano trascorsi 50 anni dall’ultima tumulazione.
Sono oltre 1.500 tombe: non numeri, ma famiglie, storie, radici.
Agli aventi diritto viene riconosciuta, sulla carta, la possibilità di dimostrare che la concessione non sia scaduta o di regolarizzare la posizione entro il 30 giugno 2026, riottenendo il diritto sul loculo. Una procedura che potrebbe sembrare un normale censimento.
Ma è sul “quanto costa” che il quadro diventa esplosivo.
2. Dal gesto di pietà al salasso: +1000% sulle concessioni
Il raffronto è brutale: dove un tempo si pagavano circa 50 euro per una concessione di avello, oggi la cifra vola a 1.034 euro.
In un quarto di secolo, da sacrificio sostenibile a muro invalicabile. Il rischio è chiaro: trasformare il culto dei morti in un privilegio per chi può permetterselo.
Il Comune richiama l’art. 92 del D.P.R. 285/1990 e le norme sui servizi pubblici a domanda individuale del Testo Unico degli Enti Locali. Ma la copertura formale non cancella il nodo politico e giuridico: un aumento di oltre il 1000% può essere contestato davanti al TAR per violazione dei principi di ragionevolezza, proporzionalità e adeguatezza dell’azione amministrativa, se non fondato su reali costi di gestione e manutenzione.
Se la tariffa non riflette spese effettive, non è più revisione: è prelievo forzoso travestito da atto amministrativo.
3. Un’ordinanza a ridosso del voto: democrazia in zona d’ombra
A rendere tutto più inquietante è il tempismo. L’atto arriva a meno di sessanta giorni dalle elezioni comunali.
L’articolo 9 della legge 28/2000 vieta attività di comunicazione istituzionale dopo la convocazione dei comizi, salvo casi di comprovata urgenza. Qui non si fronteggia un terremoto o un’epidemia, ma si impongono nuove tariffe e scattano revoche di massa su un tema che tocca il cuore della comunità.
È arduo sostenere che un aumento del 1000% e un’operazione di questo peso siano “indifferibili”.
Per molti cittadini, si tratta di un vero vulnus democratico: decisioni strutturali sul futuro della città prese non da un sindaco eletto, ma da commissari governativi di passaggio. Una scelta che sembra blindare scelte pesantissime prima che la nuova amministrazione possa insediarsi e assumersi responsabilmente il peso delle decisioni.
4. Il cimitero come archivio di pietra: quando la ruspa sfiora la storia
Il cimitero di Randazzo non è solo un luogo di sepoltura: è un archivio di pietra.
Monumenti funebri del Settecento, tombe che hanno resistito ai bombardamenti della Seconda Guerra Mondiale, sepolture che raccontano secoli di storia civile e religiosa.
Queste opere rientrano nella tutela del D.Lgs. 42/2004, il Codice dei Beni Culturali: demolizioni, sostituzioni o modifiche sostanziali richiedono il nulla osta della Soprintendenza.
Parlare con leggerezza di “abbattere” sepolture monumentali per fare spazio a nuovi loculi significa ignorare la legge e, peggio ancora, calpestare il patrimonio collettivo.
Ogni colpo di piccone senza autorizzazione sarebbe una doppia ferita: alla memoria e al diritto. Un danno erariale e culturale permanente.
Una forma di vandalismo istituzionale compiuta, paradossalmente, da chi dovrebbe difendere il volto storico della città.
5. Estumulazioni e legge: il corpo del defunto non è “materiale da gestire”
Oltre al portafoglio, preoccupano le modalità di estumulazione.
Gli artt. 86-89 del D.P.R. 285/1990 stabiliscono che, alla scadenza della concessione, il loculo venga aperto e si verifichi lo stato della salma.
– Se il corpo è completamente mineralizzato, i resti vengono deposti in cassetta di zinco e collocati in ossario o cellette.
– Se la salma è ancora intera, mummificata o saponificata, è vietata qualsiasi frantumazione o manipolazione violenta.
In questi casi esistono solo due strade: nuova inumazione in terra per completare la mineralizzazione o cremazione, previo consenso dei familiari o, in mancanza, su disposizione del sindaco.
Spezzare arti, comprimere resti per “farli entrare” in un contenitore più piccolo significa sconfinare nel penale:
– vilipendio di cadavere (art. 410 c.p.),
– sottrazione, soppressione o distruzione di cadavere (art. 411 c.p.).
La Cassazione è chiara: la dignità del defunto è intoccabile. Ogni pratica brutale è reato.
6. Cimitero abbandonato, tariffe da città di lusso: il paradosso
Mentre alle famiglie si chiede un esborso da capogiro, i vialetti del cimitero sono invasi da erbacce alte oltre un metro.
Muoversi tra le tombe è difficile, a tratti pericoloso, con il timore concreto di imbattersi in animali striscianti.
È il paradosso più amaro: si giustifica un’impennata di tariffe in nome di una gestione “rigorosa”, ma non si garantisce neppure il decoro minimo dovuto a un luogo sacro.
Si pretende molto da chi piange, ma si offre pochissimo in cambio.
7. “Giù le mani dalla nostra storia”: la città si organizza
In questo scenario, si levano già le prime voci di chi si candida a governare Randazzo e promette battaglia legale a fianco delle famiglie e a difesa del cimitero storico.
Le richieste sono precise:
– sospensione immediata dell’ordinanza fino all’insediamento della nuova amministrazione;
– intervento urgente della Soprintendenza per la tutela dei monumenti funerari storici;
– revisione equa e ragionevole delle tariffe, ancorata ai reali costi di gestione, non a logiche puramente ragionieristiche.
Accanto alle proposte politiche, tre linee operative per i cittadini:
1. verificare il regolamento comunale di polizia mortuaria;
2. valutare l’impugnazione delle nuove tariffe davanti al TAR;
3. inviare diffide formali al Comune e ai gestori per pretendere estumulazioni nel rigoroso rispetto della legge e della dignità dei defunti.
8. Il bivio di Randazzo: affari sui morti o difesa della memoria?
Randazzo è davanti a un bivio:
accettare in silenzio che la memoria dei propri morti diventi una voce di entrata di bilancio, oppure rivendicare il diritto a onorare i defunti senza essere piegati da costi esorbitanti e decisioni calate dall’alto.
La pietra lavica su cui sorge questa città ha resistito a eruzioni, guerre, terremoti.
Resta da capire se saprà resistere all’urto di una burocrazia distante e di un’amministrazione che, a poche settimane dal voto, sembra voler assestare gli ultimi colpi su un paese già provato.
Una cosa, però, è limpida: difendere il cimitero significa difendere la storia di Randazzo. Difendere la memoria significa difendere la dignità dei vivi.
E la voce che sale dalle famiglie è una sola, nitida, irriducibile:
“Giù le mani dalla nostra storia. Giù le mani da Randazzo.”

redazione

redazione