18 Aprile 2026

Via Volturno, venti case abbandonate e aste deserte

Via Volturno, venti case abbandonate e aste deserte

Unità immobiliari sempre più fatiscenti, residenti indignati e una proposta: venderle singolarmente, non in unico lotto, prima che vengano occupate dai disperati

Stritolati dall’incuria e dal degrado delle vecchie case abbandonate. Abitanti e commercianti del territorio contro le condizioni dei tanti immobili fatiscenti di via Volturno. Scheletri di mattoni e cemento che rischiano di venire già da un momento all’altro. Edifici ridotti in queste condizioni da decenni con Palazzo degli Elefanti che, più volte, ha tentato di venderle.

“L’ultima asta, oltre dieci anni fa, è andata deserta – dice Salvatore Cosentino, abitante della zona – vendere l’intero blocco a circa un milione e mezzo di euro si è rivelata una soluzione impercorribile. Ecco perchè sarebbe più vantaggioso scorporare l’intera struttura in singoli lotti e vendere ogni immobile a costi equi”.

In ballo ci sono una ventina di case di un paio di vani ciascuna e quasi tutte dotate di giardino. In alcune sono ben visibili ancora le coperture fatte in eternit in avanzato stato di sfaldamento.

“Si tratta di un pericolo per tutti i residenti della zona – prosegue Cosentino – oltre alla questione delle polveri sottili c’è il rischio che in breve tempo queste case possano diventare hotel per disperati”.

Un’eventualità che l’Amministrazione ha scoraggiato in tutti i modi murando porte e finestre ma, con i piani superiori alla portata di chiunque ed i tetti sfondati, le abitazioni possono accogliere un’umanità disperata nel giro di pochi giorni.



Tante volte in passato il quartiere si è mobilitato chiedendo che sia messa la parola “fine” ad un procedimento burocratico lunghissimo che penalizza coloro che in via Volturno ci vivono.

“Case fatiscenti che diventano pure discariche abusive – spiega Manuel Sanfilippo, commerciante della zona -. Rifiuti di ogni tipo nascosti da una facciata decadente. Una “terra di nessuno” presa di mira anche dalla microcriminalità”.

Così il quartiere si divide tra coloro che vorrebbero restaurare le abitazioni e chi, invece, le vorrebbe vedere rase al suolo. Al loro posto una piazza, un parco e un punto di attesa in caso di calamità naturali. L’unica cosa certa, per ora, sono i decenni di intemperie che hanno provocato grossi danni alla facciata degli edifici. Dai piani superiori vengono giù calcinacci e assi di legno che, solo per pura fortuna, non hanno colpito nessuno.

Damiano Scala

Damiano Scala