18 Aprile 2026
Garante dei detenuti, Catania pronta a colmare un ritardo storico

Dopo Roma, Milano e le altre grandi città italiane, anche il capoluogo etneo verso l’istituzione della figura, attesa ora la nomina del Consiglio comunale
Sono 167 le persone rinchiuse nel carcere di Bicocca a fronte di 132 posti, con un sovraffollamento del 127 per cento, mentre a Piazza Lanza con 278 disponibili sono addirittura 486 le persone ammassate, e qui siamo incredibilmente al 75 per cento di gente in più. Questi i dati – ufficiali del Ministero di Giustizia – che daranno il benvenuto al nuovo Garante. Smettiamola, però, con la parola emergenza, abusata in questo Paese per trovare scorciatoie nei finanziamenti. E trattiamo le cose per quello che sono: i governi negli anni, non solo l’attuale maggioranza, hanno sempre pensato di tenere “sotto chiave” la questione carceri.
Già nel 2013 la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo (CEDU) ha sanzionato l’Italia, imponendo riforme strutturali mai avvenute, come dimostrano i numeri attuali. Quel provvedimento della Corte di Strasburgo scattò dopo oltre quattromila ricorsi nel Paese: solo nel 2024 sono state pronunciate in merito oltre 5800 sentenze dai nostri tribunali, che raccontano tante storie di violazioni quotidiane. Non si può attendere passivamente nuovi provvedimenti internazionali (di cui dovremmo sinceramente vergognarci come cittadini): serve una inversione di tendenza e in questo proprio le figure dei Garanti diventano fondamentali. Oggi le carceri italiane, senza tema di smentita, sono i luoghi dove è maggiore l’illegalità e non parliamo di reati commessi da parte dei detenuti stessi, ma proprio di violazioni strutturali dello Stato: oltre all’assenza di spazi vitali (quei tre metri quadri a persona costantemente violati) e alla tutela della salute.
Un esempio?
Il cosiddetto sopravvitto deve sottostare spesso a listini folli (con prezzi anche quadruplicati per l’acquisto di beni alimentari non sempre commestibili, leggi scadenze) visto che gli assegnatari degli appalti sono unici e nessuno controlla i prezzi di chi sfrutta a proprio vantaggio, vigliaccamente, l’impossibilità della persona internata a sfruttare i principi base della concorrenza. I dirigenti penitenziari, gli agenti, sono già essi stessi sotto organico e non riescono a poter tenere tutto sotto controllo, privilegiando l’aspetto sicurezza. Sul sopravvitto a Roma è in corso un processo penale per truffa nei confronti dello Stato, il tutto nato dalla denuncia del Garante dei detenuti della Capitale.
I diritti delle persone recluse, non sono qualcosa di cui si occupano solo i volontari “buonisti”: è previsto esplicitamente nell’articolo 27 della nostra Costituzione, che recita tra l’altro al comma 3: “Le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e devono mirare al reinserimento sociale del condannato”.
Questo dovrà essere il mantra del Garante che il consiglio comunale spero si accinga a votare
Serve una persona di qualità, esperta in queste tematiche giuridiche e che conosca la realtà del volontariato e delle associazioni che agiscono negli istituti, spesso unico punto di riferimento umano per i sofferenti dietro le sbarre. Un Garante che sia proiettato anche verso l’esterno, il mondo del lavoro. Perché le statistiche ci dicono che quando una persona si reinserisce e lavora i casi di recidiva di reati quasi si azzerano. Un Garante che rimetta gli istituti “dentro” la comunità. Perché questo è in punto: in una società civile il penitenziario è parte integrante del tessuto cittadino.
di Maurizio Nicita, Responsabile regionale Associazione Seconda Chance






