16 Aprile 2026
Catania volta pagina sui detenuti, Spoto: «Atto fondamentale»

La giornata del 7 aprile 2026, sotto molteplici punti di vista, è stata rivoluzionaria per il Comune di Catania e per il suo Consiglio comunale. È stato approvato il regolamento per l’introduzione della figura del garante.
Il Consiglio comunale, dunque, prepara quello che sarà l’effettivo piano di bilancio della città in vista del 2027 e, in prospettiva, anche del 2028. Sulla base di tale motivazione, si è tenuto conto anche delle criticità emerse nel 2026: tra tutte, l’uragano Harry, che ha lasciato dietro di sé una scia di devastazione a Catania e non solo. Per questo, tramite il progetto “Catania aiuta Catania”, si avrà a disposizione un fondo monetario consistente, già inserito nel piano di bilancio e destinato allo sviluppo degli interventi previsti in tal senso.
In questo scenario, però, c’è un’altra variazione davvero significativa, che segna un cambio di passo per la città sul piano sociale e istituzionale. Si tratta del regolamento per la disciplina e l’istituzione della figura del garante dei diritti dei detenuti e delle persone private della libertà personale del Comune di Catania, approvato all’unanimità dai 30 presenti in aula la scorsa settimana.
Il garante, dunque, dovrà occuparsi dell’interazione con gli organi comunali e con le istituzioni sul fronte dei diritti delle persone private della libertà. Il suo ruolo sarà quello di porre le basi per un dialogo costante e strutturato, orientato alla salvaguardia dei diritti garantiti dalla legge, tenendo conto anche di eventuali segnalazioni su possibili violazioni.
Inoltre, la finalità rimarrà quella di sostenere percorsi di rieducazione e reinserimento dopo la detenzione, accompagnando le persone nella ripartenza, anche attraverso i servizi comunali, in relazione al ruolo del Comune e alla condizione di restrizione.
Un passo avanti che arriva dopo la delibera approvata su un emendamento dell’amministrazione comunale, proposto dal consigliere Erio Buceti, facendo riferimento a un documento che si allinea a un protocollo d’intesa siglato già nel 2023 tra Anci e Garante nazionale, così da garantire omogeneità nei metodi di lavoro del garante negli enti locali.
Per comprendere meglio la portata di questo passaggio e i prossimi step che porteranno alla nomina del garante, abbiamo ascoltato l’assessore, che ha chiarito tempi, funzioni e finalità di una figura destinata a incidere sul piano dei diritti, della rieducazione e del reinserimento sociale.

Nomina del garante l’intervista a Serena Spoto – FreePressOnline
Quali saranno adesso i prossimi passaggi?
«L’approvazione del regolamento è un passaggio fondamentale, anche perché il Comune di Catania non ne aveva ancora uno. Era il presupposto necessario per poter arrivare alla nomina del garante. Adesso, una volta concluso l’iter burocratico successivo al voto del Consiglio comunale, il regolamento verrà pubblicato e, da quel momento, potremo predisporre formalmente la nomina della figura».
Quando si può ipotizzare l’effettiva nomina?
«Credo che si potrà iniziare l’iter tra giugno e luglio. Va ricordato che, a differenza di altri garanti, questa figura non sarà nominata dal sindaco ma dal Consiglio comunale».
Perché si è scelto il voto del Consiglio comunale?
«Perché il garante dei detenuti deve essere espressione trasversale dell’intero Consiglio, quindi sia della maggioranza sia dell’opposizione. Proprio per la delicatezza del ruolo, si è ritenuto che il Consiglio comunale fosse l’organo più idoneo a offrire maggiori garanzie di equilibrio e imparzialità».
Che tipo di lavoro vi aspettate da questa figura?
«Il garante, come accade per tutte le figure di garanzia, pur essendo nominato dalle istituzioni, deve restare svincolato dall’amministrazione. È chiamato a segnalare eventuali anomalie o criticità e a rappresentare un punto di riferimento reale. In questo caso potrà fornire un quadro preciso della situazione degli istituti presenti sul territorio, da Piazza Lanza a Bicocca, senza dimenticare il minorile. Era una figura doverosa, e non a caso il regolamento è stato approvato all’unanimità. Questo dimostra che prima dell’approdo in aula era già stato fatto un lavoro condiviso, sia con l’assessorato sia con il Consiglio comunale e le commissioni competenti».
Qual è oggi la situazione delle carceri catanesi?
«Soprattutto a Piazza Lanza esistono criticità legate al sovraffollamento. Bicocca, essendo una struttura di massima sicurezza, ha caratteristiche diverse. Il punto centrale, però, è un altro: il carcere deve essere un luogo di rieducazione. Lo dice la Costituzione, all’articolo 27, quando stabilisce che la pena deve tendere alla rieducazione del condannato. Dobbiamo fare in modo che chi entra in carcere, una volta uscito, non vi rientri più. E questo significa attivare percorsi concreti di recupero e riabilitazione, con un beneficio che ricade anche sulla città in termini di sicurezza, di riduzione della criminalità e persino di costi sociali».
Perché si è scelto un mandato di sei anni?
«Per rendere questa figura più autonoma rispetto ai cicli amministrativi. Un mandato più lungo consente al garante di attraversare amministrazioni diverse e di mantenere un profilo più imparziale, più terzo e meno condizionabile».
Che caratteristiche dovrà avere la persona chiamata a ricoprire questo ruolo?
«Verranno esaminati i curricula e poi si procederà con la votazione in Consiglio comunale. L’incaricato dovrà avere una formazione giuridica adeguata e un curriculum coerente con il sistema della giustizia. Ci sono però alcune incompatibilità precise: per esempio, gli avvocati penalisti e gli esponenti politici non potranno ricoprire questo incarico, proprio perché portatori di interessi. Serve una figura che conosca il sistema, ma che possa operare in maniera del tutto disinteressata».
«È un incarico a titolo gratuito, come già avviene per altri garanti. Non ci sarà alcun costo diretto per l’amministrazione – spiega l’assessore Serena Spoto -. Il Comune metterà a disposizione il supporto organizzativo necessario, come una sede e gli strumenti utili per permettere ai cittadini di interfacciarsi con questa figura, ma resta un ruolo a costo zero per Palazzo degli Elefanti».
Che valore ha questo provvedimento per la città?
«È un passaggio importante per tutta la comunità. Rientra in un percorso più ampio che mira a non lasciare indietro nessuno. Quando si parla di fragilità, infatti, non ci si deve fermare soltanto a minori, anziani o persone con disabilità. Anche i detenuti spesso vivono condizioni di fragilità sociale e familiare molto profonde. Delinquere non è sempre una scelta isolata: spesso è anche il sintomo di un contesto difficile. Per questo bisogna lavorare non soltanto sul dopo, ma anche in termini di prevenzione».
In questo quadro rientrano anche altri strumenti, come la giustizia riparativa?
«Assolutamente sì. Il Comune di Catania sta lavorando anche su questo fronte, attraverso un protocollo d’intesa con il Ministero. La giustizia riparativa serve proprio a costruire percorsi che consentano di riparare il danno e favorire il reinserimento nella società civile. Inoltre, stiamo già operando anche sui lavori socialmente utili, così da offrire a chi ha avuto problemi con la giustizia la possibilità di intraprendere un percorso educativo, formativo e di reinserimento concreto. Anche queste iniziative andranno a integrarsi con il lavoro del futuro garante».




