14 Aprile 2026
Quel libro antico messo in vendita finisce in aula, ma il giudice ha deciso: ecco la sentenza

Un libro ritrovato per caso, l’intenzione di venderlo (magari) a dei collezionisti… poi il sequestro. Quello potrebbe essere volume sarebbe stato trafugato circa 30 anni fa dalla biblioteca Francesco Scavo di Carini: ne è convinto anche il pm Francesco Rio, che ha rinviato a giudizio Marcello Occhipinti.
I fatti risalgono al 2024, quando Occhipinti decide di svuotare la propria cantina. Qui avrebbe trovato una serie di libri antichi, che avrebbe poi radunato con l’idea di venderli, puntando sul mercato dei collezionisti.
Un’idea brillante, se non fosse che, dopo la pubblicazione dello stock su Subito.it, per Occhipinti è arrivata una denuncia che ha avuto il peso di una spada di Damocle.
Quel libro, L’economia del contadino in villa di Vincenzo Tanara, pubblicato nel 1665, a quanto pare sarebbe stato trafugato nel gennaio del 1993 dalla biblioteca di Carini. Il volume, oggetto del capo d’imputazione, è stato sequestrato il 19 febbraio 2024 sulla base delle indicazioni fornite da Giuseppe Randazzo, dipendente della biblioteca in questione. Ad occuparsi del caso e ad ascoltare Occhipinti sono stati i carabinieri della Sezione Tutela Beni Culturali di Siracusa: secondo quanto emerso, l’imputato ha consegnato anche l’intero plico di libri, all’interno del quale si trovava il volume finito al centro dell’udienza tenutasi oggi a Catania.
Durante un’accurata perizia, poi, sarebbe stato riscontrato che la calligrafia delle annotazioni scritte a mano, così come la firma, sono attribuibili alla stessa persona. Gli appunti richiamerebbero un utilizzo da parte dei frati francescani.
Nel testo esaminato, però, non sono stati rilevati i timbri della biblioteca Francesco Scavo di Carini: quelli che, secondo la denuncia presentata nel 1993, risultavano presenti nel libro trafugato e che erano stati segnalati perino in oggetto alla denuncia fatta dall’allora direttore dell’ente pubblico. In quella denuncia, infatti, si fa riferimento a timbrature sul dorso della pagina, all’interno e anche nell’ultima pagina, elementi che risultano assenti nella copia riconducibile a Occhipinti, il quale si presenta in forma integra e con la perfetta rilegatura delle pagine, segnale tangibile che non sia stata manomessa nel tempo.
Davanti al gip, dunque, si è discusso ulteriormente della provenienza del libro e il pm ha concluso il suo intervento chiedendo l’assoluzione con formula dubitativa, ritenendo che non tutti gli aspetti siano stati chiariti in modo definitivo.
Diversa, invece, la decisione del giudice, che ha assolto Maurizio Occhipinti, difeso dall’avvocato Dario Fina, con la formula piena “perché il fatto non sussiste”, accogliendo l’argomentazione della difesa.





