13 Aprile 2026
Operazione “Doppio Petto”, l’appello entra nel vivo: nodo aggravante al centro del processo

Giunge a una nuova fase il processo legato all’operazione “Doppio Petto”, nata dall’inchiesta coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia nel 2023 e ritenuta un duro colpo al clan Pillera-Puntina, al centro di un presunto sistema che avrebbe consentito un controllo capillare del territorio nel catanese.
In un primo momento l’operazione aveva portato a 18 arresti. Le accuse contestate, a vario titolo, riguardano detenzione e porto di armi da sparo, estorsione aggravata dal metodo mafioso, usura, trasferimento fraudolento di valori, associazione finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti con l’aggravante dell’associazione armata, oltre a detenzione ai fini di spaccio di droga.
Tra i principali protagonisti dell’inchiesta figura l’imprenditore Angelo Di Martino, già presidente di Confindustria Catania, costretto alle dimissioni dopo l’emersione dell’indagine. Secondo quanto ricostruito, ha pagato il pizzo alla famiglia Ieni, condotta ritenuta incompatibile con il codice etico dell’associazione, costituitasi anch’essa parte civile nel processo.
In primo grado le condanne sono state pesanti per i capi 73 e 74 in materia di stupefacenti, perché il giudice ha ritenuto sussistente l’aggravante prevista dall’articolo 7, ovvero aver agevolato il clan mafioso dei Puntina. Secondo questa impostazione, il traffico di droga sarebbe stato gestito nell’interesse del clan.
Nuovo atto del processo “Doppio Petto”
Eppure, la stessa aggravante era già stata esclusa dal giudice nell’ordinanza di custodia cautelare, nella quale si evidenziava come, sebbene alcuni degli indagati facessero parte anche del clan Puntina, il traffico di droga potesse essere stato gestito dai Ieni in autonomia rispetto al sodalizio mafioso. Non a caso, nel capo d’imputazione relativo al 416 bis, cioè quello riferito al clan Puntina, tra i reati-fine non compare affatto il traffico di stupefacenti. Ed è proprio questo uno dei nodi centrali della vicenda.
Diversamente, il giudice del primo grado ha poi ritenuto configurabile l’aggravante, ed è proprio su questo punto che si giocherà una parte rilevante dell’appello.
L’udienza si è conclusa dopo l’avvio della requisitoria del Sostituzione Procuratore Generale Giovannella Scaminaci, che ha affrontato soltanto alcune delle posizioni in elenco, soffermandosi su quelle di Carmelo Bonfiglio, attualmente detenuto nel carcere di Terni, Francesco Cristaldi, detenuto a Caltagirone Danilo Di Mauro e Alfio Enrico Cristaldi agli arresti domiciliari, così come Romano Riccardo Di Mauro, al quale viene contestata partecipazione all’associazione mafiosa ed estorsione al negozio Papini.
Il processo è stato quindi rinviato al 27 maggio, data in cui proseguirà l’esame delle restanti posizioni, tra cui anche quelle di Dario e Francesco Ieni. Dopo l’intervento del procuratore generale si aprirà poi il calendario delle udienze dedicate alle difese.
L’ultima udienza già fissata in calendario è quella del 14 ottobre.





