11 Aprile 2026
Quando Cosa Nostra organizzata le partite al Massimino

“Cammisedda” svelò in aula: evento sportivo ideato da ambienti criminali tra incontri e tentativi di pace tra i vertici del clan Santapaola e Ferlito
Un torneo di calcio organizzato tra amici, ma che si trasforma in un crocevia di equilibri criminali. È uno dei passaggi più significativi emersi durante l’interrogatorio del 28 febbraio del 1996. Il collaboratore di giustizia Giuseppe Ferone, detto “Cammisedda” è incalzato in aula dal pm Amedeo Bertone nel processo “Orsa Maggiore”.

Ferone riporta la memoria agli anni tra il 1980 e il 1981, quando – come lui stesso racconta – allo stadio di Catania venne organizzato un quadrangolare con squadre di primo piano: Catania, Ascoli, Torino e Napoli. Un’iniziativa nata, almeno ufficialmente, per rilanciare l’entusiasmo sportivo in città, in un periodo in cui il club rossazzurro tentava la risalita dalla Serie C.


«È stata un’idea tra amici – spiega Ferone – partita da Emilio Panebianco. Abbiamo organizzato tutto noi, contattando le squadre e finanziando l’evento con gli incassi». Un progetto che, nelle intenzioni, avrebbe dovuto portare anche un ritorno economico, ma che – sottolinea – “fece guadagnare poco”.
Ma è proprio durante quelle giornate allo stadio che, secondo il pentito, si consuma un episodio chiave. Ferone racconta di aver assistito personalmente all’ingresso di Francesco Mangion nell’impianto e al successivo incontro con Alfio Ferlito. Un confronto tutt’altro che casuale.
«Mangion lo invita a rivedere la sua posizione – riferisce in aula – perché Ferlito stava prendendo le distanze da Santapaola».
Un tentativo di mediazione, dunque, in una fase delicata segnata da tensioni e contrasti interni.
La risposta, però, sarebbe stata netta e carica di tensione. Ferlito, sempre secondo il racconto del collaboratore, avrebbe reagito in modo brusco, rifiutando qualsiasi ipotesi di riavvicinamento. Un dialogo duro, che fotografa uno dei momenti più critici degli equilibri mafiosi dell’epoca.
“Mangion insisteva, cercava di far mettere una pezza sopra, di chiudere la questione”, spiega Ferone. Un tentativo di ricomposizione che, però, non avrebbe trovato spazio.
In aula, il pm Bertone ha insistito su questi passaggi, evidenziando come anche un evento sportivo apparentemente innocuo potesse diventare il contesto ideale per incontri riservati e tentativi di ricucire fratture interne.
Il racconto di “Cammisedda” aggiunge così un ulteriore tassello al quadro del processo “Orsa Maggiore”, mostrando come lo stadio e il calcio potessero trasformarsi, in quegli anni, in scenari funzionali alle dinamiche della criminalità organizzata.



