11 Aprile 2026
Dall’incuria dell’amministrazione pubblica il via libera alle occupazioni

Diversi edifici sono stati sgombrati dopo lunghi anni di attività dei centri sociali, mentre molti beni confiscati alla mafia non vengono assegnati
Edifici abbandonati o temporaneamente chiusi, occupazioni da parte di centri sociali e collettivi, presidi della polizia e sgomberi finali. Questo è il leitmotiv degli ultimi anni nella Città metropolitana di Catania. Un clichè di cui piazza Lupo è solo ultimo episodio in ordine di tempo. Come una serie tv dalle puntate ripetitive che si aprono e chiudono allo stesso modo. Monotono? Forse sì. Banale? Assolutamente no.
“Quando ricoprivo la carica di vice presidente della commissione comunale al Patrimonio – afferma la deputata all’Ars, Ersilia Saverino – insieme ai componenti ed ai tecnici, attraverso un lavoro mai compiuto prima di allora, preparammo un vademecum dettagliato. Tassello dopo tassello formammo un quadro generale di indubbio spessore per evitare altri sprechi alla collettività. Il problema riguarda tutto ciò che resta inutilizzato o lasciato al proprio destino tra l’indifferenza generale. Per questo bisogna avviare bandi di gara, nel pieno rispetto di leggi e regole, ed affidare a privati oppure ad associazioni quelle strutture che il Comune non può gestire”.
L’edificio (attualmente demolito) in piazza Pietro Lupo- fra l’ex Carcere Borbonico, la piazza Cutelli e la via Teatro Massimo- fu realizzato dalla Regione a metà degli anni ’50 su terreno di proprietà comunale quale sede della stazione per gli autobus dell’AST. Non fu mai utilizzato. Negli anni successivi ospitò la palestra di scherma per poi essere – infine – utilizzato quale deposito della Sovrintendenza ai Beni culturali. Nel 1968, l’allora sindaco di Catania Giuseppe Gulli, stipulò l’atto di cessione gratuita all’Assessorato ai Trasporti della Regione del diritto di superficie dell’area di piazza Lupo, vincolandola espressamente alla condizione che l’area fosse mantenuta per la destinazione di autostazione. Qualora fosse venuto meno questa clausola, ogni diritto sarebbe tornato a Palazzo degli Elefanti. Nel 2001 il comune approvò un progetto di riqualificazione della piazza che prevedeva l’abbattimento dell’edificio e cominciò a chiedere alla Regione di rientrare in possesso del diritto di superficie. Ci furono allora diverse conferenze di servizio fra le parti ma non accadde nulla finché il comune, nel 2003, si costituì in giudizio contro la Regione che non voleva cedere la struttura.
Quando piazza Lupo fu sequestrata dal gip
Nel frattempo il sindaco Umberto Scapagnini, grazie ai poteri speciali, approvava il Piano dei parcheggi sotterranei da realizzarsi in finanza di progetto, cioè a totale carico dei privati concessionari. Fra questi c’era proprio quello di piazza Lupo e, in seguito alla gara pubblica, concessionario risultò la Società Parcheggio Lupo che assunse come onere anche l’abbattimento dell’edificio ed il rimborso alla Presidenza della Regione dei costi sostenuti per la manutenzione. Questo almeno fino al settembre del 2007, quando il giudice per le indagini preliminari di Catania fece sequestrare il cantiere perchè, al posto dei parcheggi, sarebbero sorti dei centri commerciali serviti da relativi parcheggi. È tutto? Assolutamente no, spostandoci di poche decine di metri (e di qualche anno indietro nel tempo) arriviamo fino in via Gallo dove, a febbraio 2018, gli aderenti al centro sociale “Liotru/Spazi Sociali” occuparono un immobile di proprietà dell’Ente Biblioteche Riunite Civica Ursino Recupero. La struttura fu poi sgomberata dalla polizia cinque anni dopo con gli ingressi dell’edificio (stavolta) saldati e chiusi con tanto di lucchetto.
“Ci recammo con l’intera Commissione in loco dopo poco tempo per accertarci dello stato dei luoghi – afferma l’ex presidente della Commissione al Patrimonio, Andrea Cardello – bisogna agire seguendo le normative vigenti e non scatenando una specie di gara all’occupazione abusiva di case o edifici”.
Da assegnare i beni confiscati alla mafia
“La stessa Amministrazione comunale ha tutto l’interesse ad impedire che immobili, da mettere a disposizione della cittadinanza, finiscano invece nel mirino di ladri o vandali. A Catania ci sono 140 strutture sequestrate alla mafia che possono essere destinate per fini sociali. Da qui deve partire un lavoro congiunto con le associazioni ma sempre seguendo e rispettando le regole”.
È il 2021 invece quando viene sgomberato edificio storico, in via Santa Maria del Rosario, occupato da anni dal centro sociale Auro. Mentre nel 2009, dopo 17 anni di occupazione, anche il centro sociale Experia in via Plebiscito deve chiudere i battenti. Uno sgombero, eseguito da polizia e carabinieri, con l’edificio affidato prima alla Sovrintendenza ai Beni culturali e ambientali di Catania e successivamente, in comodato perpetuo, passa dalla Regione all’Università di Catania.





