30 Marzo 2026
Processo per violenza turiste ungheresi a Catania: si potrebbe procedere con nuove prove

Il fatto che ha sconvolto l’intera comunità di Catania e non solo: due ragazze, due turiste ungheresi in vacanza in Sicilia, a quanto pare avrebbero vissuto un incubo che oggi continua sotto forma di processo… e proprio qui, all’improvviso, potrebbero arrivare importantissime novità.
La storia è stata raccontata dai media sotto molteplici aspetti. Secondo quanto reso noto, le due ragazze ungheresi si trovavano a Catania quando hanno conosciuto tre uomini marocchini di 21, 22 e 23 anni, gli stessi accusati di violenza sessuale di gruppo e persino sequestro di persona.
I tre sono stati tratti in arresto dai poliziotti dopo una denuncia, grazie anche alla geolocalizzazione del cellulare che ha indicato dove si trovassero in quel preciso momento.
Vacanza da incubo per turiste ungheresi a Catania
Secondo quanto reso noto, dunque, sembrerebbe che le due turiste ungheresi avessero bisogno di un passaggio per raggiungere il Bed & Breakfast dove alloggivano, motivo per cui avrebbero chiesto così un aiuto. I tre giovani marocchini, però, invece di accompagnarle al loro alloggio, le avrebbero portate in una zona di campagna nei pressi di Paternò, presumibilmente con l’intento di abusare di loro. In questo contesto, sarebbero state costrette anche ad assumere droghe e, in men che non si dica, per loro sarebbe iniziato un vero e proprio incubo.
In carcere, poi, e al processo sono finiti Achab Marwan e Maarof Soufuan, difesi dall’avvocato Sergio Gianninò, così come Brchan Soufian, difeso dall’avvocato Giuseppe Lombardo. Questi ultimi imputati hanno poi deciso di seguire il rito abbreviato. Al termine della requisitoria, dove sono state riportate anche le dichiarazioni delle due ragazze abusate e delle amiche che hanno raccolto la richiesta di aiuto durante l’emergenza; attualmente, inoltre, gli imputati sono sottoposti a misura cautelare. Il pm che si sta occupando delle indagini, invece, ha chiesto una condanna a sette anni e quattro mesi per due imputati accusati di violenza e sequestro, e sette anni e sei mesi per il marocchino che avrebbe portato la droga in auto con l’obiettivo di inibire le due giovani.
Proprio durante una delle ultime udienze si è fatto riferimento a dei file salvati in uno degli smartphone dei ragazzi marocchini, i quali prestavano servizio come braccianti agricoli, e che la difesa avrebbe chiesto di produrre come prova e che non farebbe parte del processo, a meno che non venga consentito l’inserimento.
Prossima udienza prevista per il 15 giugno 2026, quando si potrà procedere con le arringhe difensive.




