28 Marzo 2026
Francesco Strano tra passione e famiglia

Allena i ragazzi della kickboxing ma sogna di combattere ancora per il mondiale
Tutto torna. Tutto è scritto. Sembrano frasi retoriche, ma ad ascoltare la storia di Francesco Strano determinate coincidenze sembrano scritte nel libro delle favole. Nato lo stesso giorno – il 4 settembre 1991 – del grande Ramon Dekkers, l’otto volte campione del mondo di muay thai. «Sono un catanese doc, innamorato della mia città». Una passione nata in famiglia, a cui è molto legato. «Tradizione? Le mie sorelle, Agnese e Vittoria, portano i nomi delle mie nonne, cosa di cui vado fiero». I sogni non si costruiscono all’alba. «I miei genitori mi hanno cresciuto in palestra. Papà, all’epoca si occupava solo di quello, e ricordo pomeriggi e giornate passati alla mitica Okinawa di Piazza Duomo, poco prima di Porta Uzeda, dove oggi c’è il Museo Arcivescovile».
Guardarsi indietro per ripercorrere le tappe che l’hanno portato a trionfare in Europa e nel mondo
«Ho iniziato con il Karate, e per me era normale: la palestra, l’allenamento, la kickboxing hanno sempre fatto parte del mio DNA. Ho provato anche a fare calcio, ma sono durato solo una lezione; nessun altro sport ha mai avuto lo stesso richiamo».
I riferimenti sono inossidabili
«Il padre. Ho sempre ammirato mio padre come persona e come atleta. Se oggi sono ciò che sono, è grazie a lui. È il mio idolo. Se oggi in Sicilia esiste la kickboxing, è grazie anche a lui, che è stato il primo europeo a vincere in Giappone. E la kickboxing? Mi ha insegnato che non esistono difficoltà impossibili, solo sfide da affrontare con lavoro e dedizione».
Francesco oggi vive i primi mesi del ritiro, dopo aver chiuso la carriera con l’ennesimo titolo italiano
«Sono un buon marito per Maria Giovanna e un padre di due meravigliosi figli, Gloria di 4 anni e Carmelo di 1». Il ritiro? «Sentimenti contrastanti. Da un lato, ho bisogno di fermarmi per dedicarmi alla famiglia e al lavoro. Dall’altro, ho paura che un giorno mi guarderò indietro pensando che avrei potuto vincere il titolo mondiale, perché ci sono stato vicino due volte. Per ora, però, il mio obiettivo è far crescere la palestra e i ragazzi che si allenano lì. Forse, un giorno, se mio padre e mia moglie mi accompagneranno, potrei riprovare a combattere per il titolo del mondo professionisti».
E sarebbe un epilogo di una grande storia
«Mi identifico molto con la storia di Vinny Pazienza, ex pugile professionista, e con Il Gladiatore. Sono storie di sfide, sacrificio e resilienza, proprio come la mia vita nello sport».






