24 Marzo 2026

Palestra Lupo all’alba del giorno dopo | La Lettera degli occupanti

Palestra Lupo all’alba del giorno dopo | La Lettera degli occupanti

Tra i tanti progetti previsti per il rinnovamento di Catania c’è anche quello di Piazza Lupo, ma c’è chi dice no alla trasformazione di un posto che ha segnato la storia della città: un centro di aggregazione che, negli anni Settanta, è stato un punto di riferimento.

I lavori, però, sono già cominciati: hanno il peso di una sentenza. Per qualcuno sono una condanna, una sconfitta, un dramma. Catania che diventa sempre più a misura di turista e sempre meno di cittadino. È questo, in un certo qual modo, l’urlo che accompagna la protesta dei ragazzi che, in queste ultime ore, hanno occupato Piazza Pietro Lupo, così come il palazzetto che ne è simbolo rappresentativo.



Chi arriva in Piazza Pietro Lupo, adesso, trova una parte transennata dal Comune, che ha dato il via ufficiale ai lavori. Nella tabella di marcia il primo punto è quello relativo agli interventi dell’Enel, che dovrà spostare la cabina elettrica. Poi, è possibile vedere un gruppo di ragazzi che ha letteralmente occupato l’immobile e la parte antistante, dove fino a ieri c’erano già i parcheggi. Qui, sui muri e sui pannelli, compaiono slogan realizzati da loro: «Il vero decoro sono spazi e comunità autogestite»; «No allo sgombero della Lupo»; «Il Lupo perde il posto ma non il vizio. Contro questa città vetrina»; «Fanno il deserto, lo chiamano decoro. Contro ogni azione diretta: occupazione».

L’alba del giorno dopo la protesta in Piazza Lupo

Non sarà una protesta veloce, anzi tutt’altro. In Piazza Pietro Lupo oggi è possibile vedere anche una piccola “conca” di fortuna realizzata con blocchi di cemento, lì dove la sera prima c’era un piccolo fuoco per riscaldarsi.

I tavolini, i sacchi a pelo, le sedie e un gruppo di ragazzi che sta lottando. Nessuna dichiarazione diretta alla stampa: solo una lettera che racchiude il senso della loro battaglia, il bisogno di farsi sentire. Nessun commento, invece, dall’amministrazione comunale.

Nella lettera si legge: «Dopo averla tirata per le lunghe, fino all’ultima scadenza possibile, per il Comune di Catania è arrivata l’ora dello sgombero della Lupo. Questo spazio aggregativo al di fuori delle logiche di profitto sta per scomparire, inghiottito nel nulla». Il sentimento lampante è quello della rabbia: la demolizione di uno spazio definito importante e la trasformazione in un nuovo progetto “vetrina”, così come ribadito, per il centro storico della città «ad uso esclusivo dei turisti».

«Con i soldi del PNRR, invece di mettere in sicurezza una città devastata da incuria e malgestione, in cui il fronte mare crolla, i teatri prendono fuoco e i quartieri popolari sono degradati e privi di servizi fondamentali, decidono di mettere a profitto ogni pezzo di storia con la scusa della cultura. L’ipocrisia si trasforma in sfacciataggine grazie a un’amministrazione che crea una percezione mediatica artificiale, svendendo ogni monumento per monetizzare a favore di una città esclusiva che invece crea marginalità e miseria».

Una protesta animata dalla rabbia, ma anche dallo sconforto di vedere strappato via un pezzo importante di storia come Piazza Pietro Lupo, che negli anni passati è stato centro di aggregazione per gli amanti dello sport e non solo: «Tramite gli avvisi di rimozione affissi alla Lupo (che fanno riferimento a un’ordinanza sul progetto PUD valida da lunedì 23 marzo al 31 dicembre) ci rendono nota la data dello sgombero, o meglio ancora dell’apertura del cantiere per portare a termine la demolizione della Lupo».

«Con lo sgombero della Lupo, un altro pezzo del puzzle si incastra direttamente nella creazione della “città vetrina” dei padroni: purgata dal degrado del vivente, consegnata alla monocultura del capitale. In pratica un vero e proprio deserto sociale, dove abbandonare le centinaia di ragazzi che ogni settimana hanno attraversato la Lupo, coscienti di essere in un luogo che gli appartiene, conquistato attraverso il conflitto e non per concessione, e malgrado l’opposizione delle istituzioni […] Ma un’idea è un fuoco che divampa nelle nostre teste e nessuna repressione può spegnere un incendio che si è propagato nelle menti di chi ha vissuto la Lupo».

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Francesca Gugliemino

Francesca Gugliemino