21 Marzo 2026
Successioni e donazioni: cosa cambia con le nuove regole

Dal 1 gennaio 2026 sono entrate in vigore le nuove norme che regolano le successioni e le donazioni, dando così piena attuazione al D. Lgs 139/2024 che ne ha previsto una graduale applicazione.
di Massimo Beccaria – Segretario Unico Catania- Ordine dei dottori commercialisti e degli esperti contabili di Catania

Prima rilevante novità è rappresentata dall’abolizione dell’istituto del “coacervo”, quel meccanismo che imponeva fino all’entrata in vigore delle nuove regole di “sommare” al valore dei beni caduti in successione quello dei beni eventualmente donati dal de cujus quando questi era ancora in vita, al fine di calcolare correttamente l’imposta di successione che gli eredi erano tenuti a versare sul patrimonio ricevuto. Adesso tutto questo non è più necessario poiché donazioni e successioni seguono strade diverse, col vantaggio immediato di vedere raddoppiata la franchigia (la quota di valore del patrimonio trasferito mortis causa o per atto tra vivi) applicata. Nel caso di passaggio tra genitori e figli, ad esempio, essa vale 1 milione di euro per ciascuna imposta e per ciascun erede, dunque per l’imposta di successione si applica sulla parte eccedente il valore di 1 milione di euro, lo stesso vale per l’imposta di donazione.
Altra importante novità è rappresentata dalla esclusione delle c.d. liberalità d’uso, cioè di quei regali e attribuzioni di modico valore, effettuati in occasione di ricorrenze o per consuetudine che non saranno più soggette a tassazione.
Nulla cambia invece per le donazioni per riconoscenza, quelle cioè motivate da un particolare vincolo morale o da un beneficio ricevuto, così come disciplinate dal Codice Civile.
Di notevole rilievo appare ancora la disciplina dei passaggi d’azienda o di rami d’azienda o di partecipazioni societarie all’interno della famiglia. In questi casi se il trasferimento avviene nei confronti del coniugi o dei figli, è prevista la totale esenzione da imposta, purché l’attività ereditata venga proseguita dai beneficiari per almeno cinque anni. In caso di quote sociali e/o azioni il beneficio si applica a condizione che gli aventi causa detengano la titolarità del diritto per un periodo non inferiore a cinque anni dalla data del trasferimento.
La ratio della norma è chiara, favorire la continuità aziendale sostenendo il passaggio generazionale delle imprese familiari, incoraggiando una più consapevole pianificazione fiscale di questo tipo di operazioni.
Sul piano operativo inoltre significativamente importante è la introduzione dell’autoliquidazione dell’imposta di successione per quelle aperte a partire dal 1 gennaio 2025, sarà pertanto lo stesso erede a dover calcolarne la misura e a provvedere al suo versamento, potendo optare anche per il pagamento rateale. In passato, dopo la presentazione della dichiarazione di successione, bisognava attendere che fosse l’Agenzia delle entrate, una volta operati i relativi controlli, a comunicargli quanto e quando corrispondere l’imposta.
In conclusione dalle nuove regole scaturiscono minore burocrazia e risparmio di imposte ma certamente necessita prestare maggiore attenzione per non incorrere in errori che possano determinare sanzioni a carico dei beneficiari e per attuare una pianificazione successoria e fiscale corretta e più consapevole.






