20 Marzo 2026

Omicidio Privitera, carabinieri adesso a caccia dei complici

Omicidio Privitera, carabinieri adesso a caccia dei complici

Con la cattura di Pietro Catanzaro e Danilo Sortino si è quasi chiuso il cerchio attorno alla morte di Salvatore Alfio Privitera, il trentacinquenne trovato morto lo scorso 6 gennaio a San Demetrio, nelle campagne tra Lentini e Carlentini.

Le dinamiche di quanto accaduto sono chiarire, ma gli inquirenti hanno tenuto a precisare che le indagini sono in corso. L’arresto dei due malviventi segna comunque un duro colpo per il clan Cappello-Bonaccorsi.

Secondo quanto riferito durante la conferenza stampa, lo stesso procuratore Francesco Curcio ha parlato di un “delitto efferato” e di indagini complesse. Il procuratore, poi, ha voluto precisare che negli anni sono stati commessi altri omicidi simili che, purtroppo, non hanno avuto sbocchi, rimasti così in un limbo senza la possibilità di poter individuare il vero colpevole.



Questa volta, però, si è avuta una vera e propria svolta, grazie a dati che hanno permesso di individuare il luogo del delitto e di ricostruire gli attimi successivi, insieme ai tentativi di far sparire le tracce. Un risultato importante, raggiunto in tempi rapidi grazie a un lavoro svolto in perfetta sinergia con la Procura della Repubblica di Siracusa, che nell’immediatezza ha coordinato le indagini, poi passate alla Direzione distrettuale antimafia di Catania. Alle attività investigative hanno partecipato i carabinieri di due nuclei investigativi: la Sezione Investigazioni Scientifiche (SIS) e il Nucleo Investigativo di Catania e Siracusa, coadiuvati dal RIS di Messina per le analisi del caso.

“Delitto efferato”: erano più di due a commetterlo

Una lunga e travagliata indagine, quella che ha portato a coloro che sono ritenuti responsabili dell’omicidio di Salvatore Privitera. Ricordiamo che il tutto è avvenuto nel mese di gennaio: l’uomo è stato ucciso il 5, ma trovato soltanto il giorno dopo. La vettura della vittima, infatti, è stata individuata dai familiari che ne hanno seguito la localizzazione attraverso il sistema satellitare installato all’interno dell’auto.

All’epoca dei fatti si è subito parlato di un ritrovamento macabro, perché il cadavere di Salvo Privitera era carbonizzato: motivo per cui è stata avviata la procedura per l’esame del Dna e la conferma dell’identità.

Secondo quanto riferito, parlando di “eccezionali capacità” investigative, si è fatto riferimento anche all’arco temporale in cui il delitto sarebbe stato compiuto: tra le 19:26 e le 20:12 l’atto di sangue si sarebbe consumato nella zona di Villaggio Ippocampo, a Catania. Subito dopo sarebbe iniziato il tentativo di disfarsi del cadavere, compito al quale avrebbe adempiuto Danilo Sortino, che si sarebbe allontanato dal luogo dell’accaduto intorno alle 23:18.

Gioco d’azzardo e droga: il movente dietro l’atto di sangue

Pietro Catanzaro e Danilo Sortino sono già conosciuti nello scenario criminale. Catanzaro, in particolare, classe 1990, residente a Catania, è noto per reati contro la persona, contro il patrimonio e in materia di armi e stupefacenti, nonché “figlio d’arte”: il padre, conosciuto con l’appellativo di “U Milansi”, Giovanni Catanzaro, esponente dell’organizzazione del clan Cappello-Bonaccorsi. Sortino, invece, proveniente da Lentini, classe 2003, risulta noto per precedenti penali per reati contro il patrimonio e in materia di sostanze stupefacenti.

Dopo le indagini, per i due è stata emessa un’ordinanza di custodia cautelare in carcere con le accuse di omicidio, soppressione di cadavere, porto illegale di arma e danneggiamento a seguito di incendio, aggravati dal metodo mafioso.

Droga e denaro, non a caso, sarebbero al centro anche dell’omicidio di Salvatore Privitera. I tre si sarebbero incontrati nella casa di Villaggio Ippocampo, dove ne sarebbe scaturita una violenta aggressione nei confronti della vittima, freddato poi con un colpo di pistola alla nuca. Qui dove sono stati trovate diverse tracce ematiche esaminate, un bossolo di un fucile calibro 12, una collana d’oro e una cioccolata di capelli strappata.

Il tentativo di far perdere le proprie tracce

Dopo l’aggressione e l’omicidio, che secondo gli inquirenti sarebbe stato compiuto da più di due persone (motivo per cui le indagini sono ancora in corso), sarebbe scattata l’operazione di occultamento. In un primo momento si sarebbe tentato di eliminare le tracce del delitto con un incendio; poi, caricato il cadavere in auto, Danilo Sortino si sarebbe diretto verso la località di San Demetrio, vicino Carlentini, per completare il tutto.

L’uomo, però, aveva con sé il telefono cellulare, che ha tracciato la stessa tratta percorsa dall’auto prima che venisse completamente distrutta. I dati Gps, registrati dal sistema antifurto dell’autovettura della vittima, hanno così permesso di ricostruire e confermare quanto accaduto.

Subito dopo, Sortino ha cambiato scheda Sim e dispositivo telefonico, tentando di far sparire le proprie tracce e trasferendosi in Calabria, a Vibo Valentia, dove è stato tratto in arresto.

Ultimo aggiornamento

Francesca Gugliemino

Francesca Gugliemino