05 Marzo 2026
Cocaina dal Sud America al porto di Catania: società commissariata

Porto di Catania, amministrazione giudiziaria per la società Europa Servizi Terminalistici: indagine sul narcotraffico internazionale
I Finanzieri del Comando Provinciale di Catania, su delega della Procura etnea, hanno eseguito un’ordinanza del Tribunale di Catania – Sezione Misure di Prevenzione – che dispone l’applicazione della misura dell’amministrazione giudiziaria per la durata di un anno nei confronti della società Europa Servizi Terminalistici S.r.l. (E.S.T.), con sede legale a Palermo.
Il provvedimento è stato eseguito nelle province di Catania, Palermo, Siracusa e Parma con il supporto del Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria di Palermo e della Tenenza della Guardia di finanza di Fidenza.
La società opera nel settore della gestione, deposito, trasporto, spedizione e movimentazione di container e merci nei principali scali portuali della Sicilia orientale e occidentale: Catania, Palermo, Augusta, Trapani e Termini Imerese.
L’amministrazione giudiziaria non comporta il sequestro dell’azienda, ma rappresenta una misura di prevenzione finalizzata a proteggere l’attività imprenditoriale da possibili infiltrazioni criminali, sostituendo temporaneamente la gestione con amministratori nominati dall’autorità giudiziaria.
Il provvedimento arriva a conclusione dell’operazione denominata Operazione Lost & Found, sviluppata dal Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria di Catania. L’indagine aveva già portato nei primi mesi del 2025 all’emissione di un’ordinanza cautelare in carcere nei confronti di sei persone accusate di traffico internazionale di droga con importazioni dall’estero.
Nel corso delle indagini – nel rispetto della presunzione di innocenza fino a sentenza definitiva – sono stati raccolti numerosi elementi indiziari, anche attraverso le dichiarazioni di due collaboratori di giustizia appartenuti ai clan mafiosi Clan Strano e Clan Cappello, che avrebbero indicato il porto di Catania come punto di arrivo di ingenti quantitativi di cocaina proveniente dal Sud America.
Secondo quanto emerso dalle investigazioni, alcuni affiliati al clan Clan Pillera-Puntina avrebbero favorito l’ingresso e la successiva uscita della droga dai container, ricevendo in cambio una percentuale tra il 30 e il 40 per cento del carico.
Le indagini avrebbero inoltre individuato il ruolo di Angelo Sanfilippo, classe 1966, già condannato per narcotraffico, e dei suoi figli – tra cui Melino Sanfilippo – tutti dipendenti della società operante nel porto di Catania.
Secondo gli investigatori, Sanfilippo avrebbe mantenuto rapporti con esponenti del clan Pillera-Puntina, in particolare con Angelo Di Mauro, già condannato per associazione mafiosa e traffico di stupefacenti.
Gli accertamenti avrebbero portato alla ricostruzione di almeno tre episodi di importazione di cocaina per un peso complessivo superiore ai 215 chilogrammi, oltre a un ulteriore tentativo – non andato a buon fine – di introdurre circa 300 chilogrammi di droga.
Secondo quanto ricostruito dal Tribunale di Catania, la società destinataria della misura non sarebbe rimasta estranea al contesto criminale, ma si sarebbe inserita – anche attraverso l’inerzia o la tolleranza dei propri assetti gestionali – in un meccanismo che avrebbe favorito le attività del traffico internazionale di stupefacenti.
Tra gli elementi evidenziati dagli investigatori vi sarebbero la presenza stabile in azienda di soggetti legati ad ambienti mafiosi con ruoli operativi nell’area portuale e il presunto sostegno economico ai componenti della famiglia Sanfilippo, attraverso il pagamento di spese legali e l’erogazione di somme di denaro anche in periodi di detenzione o assenza dal lavoro.
Alla luce di tali elementi indiziari, il Tribunale ha disposto l’amministrazione giudiziaria della società per un anno, ritenendo necessario interrompere ogni possibile condizionamento criminale e avviare un percorso di risanamento finalizzato alla restituzione dell’attività imprenditoriale alla proprietà in un contesto di piena legalità.






