14 Febbraio 2026
L’avvocato Guarnera: faccia a faccia con Santapaola

Tra sparatorie, ferimenti e arresti eccellenti, come quello recente di Grazia Santapaola, cugina del boss Nitto Santapaola, la mafia a Catania cambia volto ogni giorno, ma non la propria missione: detenere il potere economico ed egemonico sul territorio
Secondo quanto emerso, in via Della Concordia la donna avrebbe esercitato un controllo capillare, confermando come le dinamiche mafiose continuino a radicarsi nei quartieri popolari della città.
Il racconto dell’avvocato Enzo Guarnera
L’avvocato Enzo Guarnera, presidente dell’associazione Antimafia e Legalità, riflette sull’evoluzione e sull’origine del pensiero mafioso, raccontando un episodio inedito risalente agli anni ’90.
Il fatto avvenne durante una pausa di un’udienza al Tribunale di Bologna. Guarnera difendeva il collaboratore di giustizia Giuseppe Pulvirenti, quando venne chiamato proprio da Santapaola.
Il confronto in aula con Santapaola
Secondo il racconto dell’avvocato, il boss lo avrebbe avvicinato esprimendo stima personale e dichiarandosi contrario agli omicidi eccellenti a Catania, sostenendo di non averli mai voluti.
Guarnera, nel suo ruolo, tagliò corto e gli pose una domanda chiara: se intendesse restare in carcere per tutta la vita o valutare una soluzione alternativa, cioè la collaborazione con la giustizia.
La risposta di Santapaola, in siciliano, fu netta:
«Lei si facissi a so strada ca iù mi fazzu a me».
Un rifiuto che, secondo il legale, dimostra come per i vertici mafiosi conti soprattutto la memoria e l’immagine lasciata dopo la morte nell’ambiente in cui hanno esercitato il potere.
La cultura mafiosa e il peso della memoria
Per Guarnera, il nodo centrale è culturale:
«Se collaborassero, la memoria scomparirebbe. Diventerebbero infami, persone senza spina dorsale».
Una mentalità che va contrastata non solo parlando ai giovani nelle scuole, ma anche promuovendo incontri pubblici e dibattiti.
«Invece se ne parla poco», conclude l’avvocato.





