07 Febbraio 2026

Il post Henry fa rumore… ma non troppo

Il ciclone lascia dietro di sé devastazione, paura e sgomento. La passerella politica? Forse solo un atto dovuto dalle circostanze.

L’emergenza legata all’uragano Henry era stata annunciata con anticipo, ma nessuno avrebbe potuto immaginare conseguenze così devastanti. La conta dei danni è ancora in corso nelle zone colpite e a Niscemi si guarda attoniti a ciò che sta accadendo: una frana tuttora attiva, già definita da alcuni “peggio di quella del Vajont”.



Catania registra un quadro gravissimo, in città e nei comuni del territorio della Città Metropolitana. Un elenco, forse, fin troppo lungo: porti devastati, località costiere colpite come Santa Tecla e Stazzo, dove si è già provveduto ad attivare allontanamenti dalle abitazioni per ragioni di sicurezza.

Che cosa rimane di tutto questo? Qual è il piano d’azione del Governo nazionale e della Regione Siciliana? In questo contesto va ricordato anche l’intervento, a poche ore dall’emergenza, del ministro per la Protezione civile, Nello Musumeci: «Dobbiamo fare i conti con queste criticità, dobbiamo convivere con questi rischi. Oggi siamo caduti e ora bisogna rialzarsi e capire cosa bisogna fare per ripristinare le condizioni essenziali. Non sarà un problema di risorse finanziarie, ma di progettualità e di capacità di spesa, perché si opererà in deroga ad alcune importanti procedure ordinarie».

Dopo l’accaduto, il tema è entrato anche nel dibattito politico cittadino: in Consiglio comunale, a Catania, lo scorso 27 gennaio 2026 si è tenuto un confronto ritenuto necessario per capire come agire e con quali strumenti. Tra gli argomenti affrontati, anche la questione dei fondi legati al Ponte sullo Stretto di Messina, richiamata dal consigliere del Movimento 5 Stelle Graziano Bonaccorsi, che ha fatto riferimento persino a un iniziale “silenzio dei media nazionali”. Bonaccorsi ha parlato di “passeggiata politica” e ha invocato soluzioni pratiche, con aiuti economici concreti. Secondo quanto sostenuto, le risorse stanziate per le tre regioni coinvolte non sarebbero sufficienti a coprire l’intero fabbisogno: basterebbero, al più, a finanziare un primo step, in attesa dei lavori strutturali da programmare.

«Vergognosa la gestione mediatica di quanto accaduto nelle tre regioni del Sud Italia: hanno dato spazio a qualunque notizia, anche a quella meno importante», ha aggiunto.

La soluzione, proposta in modo provocatorio, esiste – almeno nelle intenzioni – e, come suggerisce Bonaccorsi, ricalcherebbe un modello già sperimentato in passato per l’Emilia-Romagna: «Un’estrazione aggiuntiva del Lotto e del Superenalotto per raccogliere e donare fondi all’Emilia-Romagna. Lo possiamo utilizzare per fare una raccolta fondi per la Sicilia».

Ultimo aggiornamento

Francesca Gugliemino

Francesca Gugliemino