27 Gennaio 2026

Dalla Sicilia ai lager: Catania non dimentica

Dalla Sicilia ai lager: Catania non dimentica

Catania ricorda l’Olocausto e il coraggio dei suoi cittadini

Ogni 27 gennaio, il mondo celebra il Giorno della Memoria, dedicato al ricordo delle vittime dell’Olocausto e delle persecuzioni nazifasciste. La data richiama la liberazione del campo di concentramento di Auschwitz, simbolo della brutalità del nazismo e della capacità dell’odio ideologico di negare diritti e vite umane. Ricordare non è solo un esercizio del passato: è uno strumento per comprendere le ombre del presente e riaffermare i valori universali della dignità e dei diritti umani.

Nel Catanese, la memoria dell’Olocausto si intreccia con storie di resistenza e coraggio che segnano profondamente la comunità.

Carmelo Salanitro: il coraggio di un insegnante catanese tra i lager nazisti

Nato ad Adrano nel 1894. Docente di latino e greco presso il liceo “Mario Cutelli” di Catania, Salanitro fu un convinto antifascista: per il suo impegno civile fu arrestato e deportato nei lager nazisti. Dopo mesi di sofferenze a Dachau e Vienna, fu trasferito a Mauthausen, dove fu ucciso il 24 aprile 1945, pochi giorni prima della liberazione del campo. La sua storia rappresenta il sacrificio di chi ha scelto la libertà e la giustizia anche a costo della propria vita.



Nunzio Di Francesco: da Linguaglossa ai lager, testimone della Resistenza

Originario di Linguaglossa, Nunzio Di Francesco fu un coraggioso partigiano durante la Resistenza, catturato dai nazisti e deportato nel terribile campo di concentramento di Mauthausen. Sopravvisse a mesi di fame, maltrattamenti e condizioni disumane, riuscendo a tornare in Sicilia segnato ma vivo. Al suo ritorno, dedicò l’intera vita a testimoniare le atrocità vissute, partecipando a conferenze, incontri nelle scuole e iniziative culturali, con l’obiettivo di preservare la memoria e trasmettere alle nuove generazioni la gravità della violenza e dell’odio. La sua voce rimane un prezioso strumento per comprendere non solo la sofferenza fisica dei deportati, ma anche la profondità umana e morale della loro esperienza.

Anche nel mondo accademico catanese si trovano esempi di persecuzione e riflessione sulla memoria

Azeglio Bemporad, matematico e astronomo, fu direttore dell’Osservatorio di Catania negli anni ’30, ma venne allontanato dall’insegnamento e dall’università a causa delle leggi razziali del 1938. La sua esperienza ricorda come la discriminazione e l’odio possano manifestarsi anche attraverso esclusioni, privazioni e ostracismi sociali, prima ancora dei lager.

La memoria storica non è solo passato: è guida per capire il presente

Oggi, mentre ricordiamo questi eventi storici, non possiamo chiudere gli occhi davanti alle ingiustizie del presente. La violenza e la sofferenza colpiscono ancora civili innocenti in molte parti del mondo. La crisi in Palestina, le guerre in Africa e in Asia, e le discriminazioni razziali e religiose in Europa ci ricordano che l’odio e l’intolleranza non appartengono solo al passato. Le tragedie contemporanee sono un monito potente: la memoria dell’Olocausto ci insegna a riconoscere i segnali della violenza e a difendere la dignità umana ovunque venga minacciata.

Nel Catanese, scuole, associazioni e istituzioni celebrano il 27 gennaio con cerimonie, incontri e mostre, coinvolgendo le nuove generazioni

Ricordare Salanitro, Di Francesco, Bemporad e tutti gli altri deportati significa non solo onorare le vittime, ma anche rafforzare la consapevolezza che la libertà, la giustizia e i diritti fondamentali richiedono impegno quotidiano.

Il Giorno della Memoria diventa così un invito a coltivare la cultura della pace, a vigilare sulle ingiustizie del presente e a fare della memoria storica uno strumento concreto per costruire un futuro più umano, anche guardando alle sofferenze che oggi ancora si consumano in Palestina e nel mondo.

Ultimo aggiornamento

Giulia Mannino

Giulia Mannino

Contro il rumore, per la verità dei fatti