20 Gennaio 2026
Porto di Ognina, peschereccio affondato

La Federazione Armatori Siciliani: “Quando le istituzioni non intervengono, la disperazione prende il posto delle regole”
L’allerta meteo che sta colpendo la Sicilia orientale ha trasformato ancora una volta il porto di Ognina in un fronte di emergenza permanente. Una situazione che le associazioni del settore marittimo denunciano da anni e che oggi si traduce in un nuovo episodio grave: l’affondamento di un peschereccio all’interno del porto di Catania.
A renderlo noto è la Federazione Armatori Siciliani, che riferisce di aver tempestivamente informato le autorità competenti e trasmesso foto e video dell’accaduto anche alla stampa nazionale. Un fatto che riaccende i riflettori sulla fragilità strutturale dei porti siciliani, privi di adeguate opere di protezione e sempre più esposti alla forza del mare.
A parlare è l’armatore dell’imbarcazione, un giovane pescatore appartenente a una famiglia che da generazioni vive di mare:
«Quella barca non era solo un mezzo di lavoro. Era il nostro punto di sostegno, la nostra sopravvivenza». Un’imbarcazione che garantiva reddito e dignità, oggi giace sul fondo del porto.
Secondo la Federazione, l’incidente non rappresenta una fatalità ma l’ennesima conseguenza di segnalazioni rimaste inascoltate. Da anni vengono denunciate criticità strutturali, fondali e banchine non adeguatamente manutenuti, condizioni di insicurezza documentate attraverso note protocollate, PEC e denunce formali presentate anche alla Procura della Repubblica di Catania.
Nel pomeriggio di ieri, di fronte al rischio imminente di mareggiate e crolli, alcuni concessionari demaniali avrebbero deciso di intervenire autonomamente, collocando decine di lastre in cemento armato nei fondali del porticciolo per tentare di contenere la forza delle onde. Un gesto estremo, definito dalla Federazione come “figlio della paura e dell’abbandono istituzionale”.
La Federazione Armatori Siciliani annuncia ora l’intenzione di scrivere al Prefetto e di avanzare formale richiesta di risarcimento dei danni subiti dall’armatore e dalla sua famiglia. La domanda posta è diretta: chi risponderà di una barca affondata all’interno di un porto che dovrebbe essere, per definizione, un luogo sicuro?
L’appello finale è rivolto alla Regione Siciliana: non bastano più progetti finanziati e mai realizzati. Servono opere strutturali immediate, barriere frangiflutti efficaci, consolidamenti certificati e il coinvolgimento diretto degli operatori del mare.
Perché, avverte la Federazione, se arriveranno nuovi danni, non saranno fatalità ma conseguenze prevedibili di ritardi e responsabilità mancate.






