16 Gennaio 2026

Chiara Adorno due anni dopo, condanne e nuova data del processo

Chiara Adorno due anni dopo, condanne e nuova data del processo

Il punto sulla tragedia di via Andrea Doria. Una serata qualunque trasformata in tragedia, una vita spezzata sulle strisce pedonali e una battaglia legale che entra ora nel vivo. Mentre arriva la prima condanna, resta aperto il processo per il primo impatto.

Sono passati due anni da quella maledetta sera di novembre. Due anni da quando il sorriso di Chiara Adorno, giovane promessa di Scienze Biologiche, si è spento sull’asfalto di via Andrea Doria. Oggi, quella ferita ancora aperta nel cuore della città torna a pulsare tra le carte dei tribunali e la vicenda giudiziaria è a un bivio decisivo.

Era una sera come tante. Chiara aveva appena finito le lezioni, il futuro zaino in spalla e la fretta di tornare a casa. Ma su quelle strisce pedonali, che avrebbero dovuto essere il suo spazio sicuro, il destino ha preso le forme d’acciaio di due mezzi in corsa.



Secondo le perizie tecniche, l’impatto è stato un incubo in due atti. Prima l’urto con una moto, poi il travolgimento definitivo da parte di un’auto. Una sequenza atroce che non ha lasciato scampo alla studentessa e che ha fatto scattare l’accusa di omicidio stradale per due uomini: Salvatore Di Mauro e Carmelo Ignaro.

Chiara Adorno: WhatsApp e velocità folle, la prima condanna

I dettagli emersi dalle indagini, coordinate dal pm Fabio Salvatore Platania e dal procuratore Fabio Scavone, dipingono un quadro di imprudenza fatale. Nessuno dei due conducenti avrebbe tentato una frenata significativa. Il primo impatto: Carmelo Ignaro, in sella a una Honda SH800, viaggiava a circa 72 km/h. Il colpo di grazia: Salvatore Di Mauro, alla guida di una Fiat Punto, procedeva a 85 km/h.

Ma c’è un dettaglio che gela il sangue secondo l’accusa: Di Mauro non avrebbe visto Chiara perché distratto dallo smartphone, impegnato in una conversazione su WhatsApp.

Per lui, giudicato con rito abbreviato, è già arrivata la sentenza: il Gup Maria Rizza lo ha condannato a 3 anni e 4 mesi di reclusione. Un primo punto fermo, che però la difesa è già pronta a impugnare non appena verranno depositate le motivazioni. Secondo quanto reso noto nessuno dei due conducenti avrebbe ridotto la velocità nei momenti antecedenti l’impatto. Chiara è morta dove avrebbe dovuto essere protetta, sulle strisce pedonali.

Il processo a Carmelo Ignarola caccia alla verità continua

Mentre si attende il secondo grado per Di Mauro, i riflettori si spostano ora sulla seconda sezione penale del Tribunale di Catania. Sul banco degli imputati siede Carmelo Ignaro, colui che per primo avrebbe colpito la giovane studentessa.

La difesa delle parti civili, rappresentata dai legali Giovanni Grasso e Sandro Del Popolo, continua a dare battaglia affinché ogni responsabilità venga accertata. Non si tratta solo di codice penale, ma di restituire dignità a una vita spezzata a vent’anni. La città osserva, in attesa di capire se quella sera di novembre troverà finalmente una giustizia definitiva.

Nelle prossime settimane, il deposito delle motivazioni per la condanna di Di Mauro aprirà la strada all’appello, mentre le udienze per Ignaro entreranno nel vivo con le testimonianze chiave. Seguiremo da vicino gli sviluppi di un caso che ha cambiato per sempre la percezione della sicurezza stradale a Catania.

Francesca Gugliemino

Francesca Gugliemino