10 Gennaio 2026
La Terza vita del Palagalermo

La struttura, realizzata per le Universiadi del 1997, adesso è gestita da una società rotellistica, dopo anni di abbandono e vandalizzazioni
Dall’inferno al paradiso, passando per oltre dieci anni di purgatorio. La storia (a lieto fine) del PalaGalermo è costellata da un numero incalcolabile di promesse non mantenute e pochi buoni propositi (raramente) attuati. Un impianto, a pochi passi dalle note via Ustica e via Capo Passero, realizzato in occasione delle Universiadi con 500 posti a sedere, poche protezioni e un sistema di vigilanza che faceva acqua da tutte le parti.
“Oggi l’impianto è gestito da una società di pattinaggio artistico a rotelle e di questo non possiamo che esserne felici – afferma il presidente del IV Municipio Rosario Cavallaro – nel nostro territorio ci sono moltissimi impianti che sistematicamente finiscono nel mirino dei vandali e la possibilità di affidarli ad enti, associazioni o anche parrocchie rappresenta un’occasione formidabile per sottrare le strutture al degrado e consegnarle alla cittadinanza”. Nel 2018 ci fu la svolta con un cantiere da 130.000 euro ed interventi finanziati con il fondo per le periferie messo a disposizione dal Governo per riqualificare alcune strutture sparse per l’Italia.
“Per noi si è trattato della fine di un incubo – racconta Roberto Cannata, abitante di via Galermo -.Il quartiere di Trappeto Nord è tristemente famoso per lo spaccio di droga ma grazie a queste strutture, insieme alla vicina piazza Montana, si può cercare il riscatto sociale che serve a far rinascere il territorio. Quanto il PalaGalermo fu chiuso nel 2007 l’Amministrazione comunale decise colpevolmente di consegnarlo a vandali e ladri”.
Senza guardiani notturni a vigilare sull’impianto c’erano solo alcuni dipendenti comunali presenti ogni giorno dalle 8 fino alle 14. Dal primo pomeriggio e fino al mattino del giorno successivo il sito restava deserto: un invito per la microcriminalità che entrava in azione avendo il PalaGalermo a completa disposizione per l’intera notte.
La conseguenza?
Il mattino seguente i dipendenti si presentano in loco per cominciare il proprio turno di lavoro, constatavano i risultati dei raid notturni e sporgevano la solita denuncia contro ignoti alla vicina stazione dei Carabinieri. Nel 2015 furono rubati i cavi di rame dall’impianto elettrico danneggiando gravemente la centralina con oneri da circa 30.000 euro.
“Lo sport è simbolo di riscatto ed oggi questo impianto è un fiore all’occhiello per tutta Trappeto Nord – continua Cannata– la speranza è che il quartiere possa avere altre strutture aperte alla gente per praticare sport, fare aggregazione e restare lontani dalle tentazioni della strada”.




