05 Gennaio 2026
Paternò, tentato omicidio mafioso: 5 arresti

Operazione antimafia a Paternò: cinque arresti per tentato omicidio e armi, aggravati dal metodo mafioso del clan Assinnata
Su disposizione della Procura Distrettuale della Repubblica di Catania, nelle prime ore della giornata, circa 50 Carabinieri del Comando Provinciale di Catania, con il supporto dello Squadrone Eliportato “Cacciatori di Sicilia”, del Nucleo Cinofili di Nicolosi e del 12° Nucleo Elicotteri, hanno dato esecuzione a un’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal GIP del Tribunale di Catania, su richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia.
Il provvedimento riguarda cinque indagati, gravemente indiziati – allo stato delle indagini e ferma restando la presunzione di non colpevolezza fino a sentenza definitiva – dei reati di tentato omicidio e detenzione e porto abusivo di armi, aggravati dal metodo mafioso.
L’indagine, condotta tra settembre e dicembre 2025 dal Nucleo Investigativo dei Carabinieri di Catania e dal N.O.R. – Sezione Operativa della Compagnia di Paternò, trae origine da un precedente procedimento relativo al ferimento avvenuto a Paternò il 30 agosto 2025 ai danni di Giacoponello Michele Gabriele, episodio per il quale Alberto Forteera già stato arrestato il 27 novembre 2025.
L’evento avrebbe innescato una escalation di tensioni e propositi ritorsivi, anche in considerazione dei legami familiari della vittima con il clan ASSINNATA di Paternò, articolazione territoriale della famiglia mafiosa Santapaola-Ercolano
Il ferito, infatti, è figlio di Giacoponello Andrea, ritenuto elemento di vertice del sodalizio e cognato del capo del clan Assinnata Salvatore.
Le investigazioni hanno documentato che il 1° ottobre 2025, un commando composto dai cinque indagati, capeggiato dallo stesso Giacoponello Andrea, nonostante fosse sottoposto agli arresti domiciliari, si sarebbe recato presso l’officina meccanica del padre di Forte Alberto, dando luogo a una violenta azione ritorsiva. Durante l’assalto sarebbero stati esplosi tre colpi di arma da fuoco, uno dei quali ha ferito Forte alla mano sinistra.
L’impianto accusatorio si fonda su una complessa attività investigativa, coordinata dalla DDA etnea, che ha incluso intercettazioni, accertamenti tecnici e riscontri dinamici. Particolarmente rilevanti alcune conversazioni captate subito dopo il primo ferimento, dalle quali emergerebbero espliciti propositi di vendetta da parte del clan.
Determinante anche l’analisi di un sistema di videosorveglianza presente nell’officina, i cui filmati – acquisiti dai Carabinieri – avrebbero consentito di ricostruire l’azione criminosa, le modalità operative e le responsabilità dei singoli partecipanti.
Nonostante l’episodio non fosse stato denunciato dalla vittima, i fatti sono stati riscontrati tramite il referto medico dell’ospedale Cannizzaro di Catania, dove Forte si era recato dichiarando falsamente di aver subito un incidente stradale.
Gli elementi raccolti hanno portato alla contestazione dell’aggravante prevista dall’art. 416 bis.1 c.p., ritenendo l’episodio maturato in un contesto mafioso, con modalità tipicamente riconducibili alla metodologia dell’associazione criminale.
Il solido quadro indiziario ha consentito alla Procura di richiedere, e al GIP di emettere, le odierne misure cautelari in carcere.
Indagati destinatari della misura cautelare
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Giacoponello Andrea, nato a Paternò il 09.08.1972
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Castorina Giorgio, nato a Paternò il 01.10.1994
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Di Mauro Vincenzo, nato a Paternò il 06.11.1983
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Di Cavolo Antonio, nato a Paternò il 25.07.1983
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Romeo Giuseppe, nato a Paternò il 30.05.1980




