29 Dicembre 2025
Botti di Capodanno, violenza su animali e ambiente

I botti di fine anno sono una vera e propria forma di violenza contro animali, ambiente e salute pubblica. A ribadirlo è il Partito Animalista Italiano, che rinnova il proprio appello contro l’uso di petardi e fuochi d’artificio
Ogni anno, durante i festeggiamenti, migliaia di animali domestici e selvatici sono vittime di paura intensa, stress acuto e disorientamento. I cani, in particolare, reagiscono alle esplosioni con tachicardia, tremori, crisi di panico e tentativi di fuga, che spesso si traducono in smarrimenti, incidenti stradali e, nei casi più gravi, nella morte. Anche la fauna selvatica subisce conseguenze devastanti: uccelli che precipitano durante il volo notturno, animali costretti ad abbandonare tane e nidi, ecosistemi sconvolti in poche ore.
Alla sofferenza animale si aggiunge un’emergenza ambientale troppo spesso sottovalutata. I botti rilasciano nell’atmosfera polveri sottili (PM10 e PM2.5), metalli pesanti e sostanze chimiche tossiche. Subito dopo la mezzanotte, in molte città, i livelli di particolato raggiungono valori paragonabili – e talvolta superiori – a quelli delle peggiori giornate di smog, con un brusco peggioramento dell’indice di qualità dell’aria (AQI). Un inquinamento improvviso che colpisce soprattutto bambini, anziani, soggetti fragili e animali.
“L’esposizione prolungata ai botti di fine anno crea seri problemi al sistema nervoso di soggetti fragili, come anziani, bambini e animali, come dimostra una vasta documentazione scientifica”, ha dichiarato Patrick Battipaglia, Coordinatore regionale per la Sicilia del Partito Animalista Italiano.
“Ogni anno siamo costretti a raccontare episodi di cronaca che riguardano animali indifesi feriti o uccisi a causa delle esplosioni di petardi e fuochi d’artificio”.
Il Partito Animalista Italiano chiede quindi ai sindaci di intervenire con ordinanze di divieto dei botti di Capodanno, accompagnate da controlli serrati e sanzioni per i trasgressori.
“La quantità di diossina rilasciata durante le esplosioni, concentrata in un piccolo territorio – conclude Battipaglia – equivale a quella sprigionata da un inceneritore in 120 anni di attività, come evidenziato dal Rapporto CEWEP”.




