22 Dicembre 2025

Giuseppe Pitrè: l’uomo che diede voce all’anima della Sicilia

Giuseppe Pitrè: l’uomo che diede voce all’anima della Sicilia

Nel 184° anniversario della nascita di Giuseppe Pitrè, la Sicilia e l’Italia intera ricordano non solo uno studioso, ma il fondatore di un modo nuovo di guardare al popolo, alle sue parole, ai suoi gesti, ai suoi riti

Un uomo che, senza mai abbandonare la sua città, seppe parlare al mondo: il figlio del Borgo che divenne il padre degli studi folklorici in Italia.

Le origini e l’infanzia nel Borgo

Giuseppe Pitrè nacque il 22 dicembre 1841 nel quartiere portuale del Borgo, in via Collegio di Maria, da una famiglia di marinai. Il padre Salvatore morì di febbre gialla a New Orleans nel 1847, quando Giuseppe aveva appena sei anni. La madre, Maria Stabile, lo crebbe tra ristrettezze economiche, aiutata da un sacerdote amico di famiglia.
Quell’infanzia segnata dalla povertà e immersa nella lingua viva del popolo divenne il terreno fertile della sua futura opera.

Medico per professione, etnologo per vocazione

Nonostante le difficoltà economiche, Pitrè completò gli studi classici presso un istituto gesuita e si laureò in Medicina e Chirurgia all’Università di Palermo nel 1865. L’attività medica lo mise quotidianamente a contatto con i ceti popolari, consentendogli di ascoltare, annotare e comprendere tradizioni, credenze e linguaggi.
Già da studente aveva iniziato a pubblicare lavori sui proverbi, sul lessico marinaresco e il volumetto Profili biografici di contemporanei italiani.



Il pioniere degli studi folklorici

Nel 1871 pubblicò il primo volume della monumentale Biblioteca delle tradizioni popolari siciliane, proseguita fino al 1913. L’opera, composta da 25 volumi, è considerata il più importante corpus di tradizioni popolari italiane mai realizzato e impegnò Pitrè per oltre quarant’anni.
Canti popolari, fiabe, proverbi, usi e costumi, feste religiose, medicina popolare: un edificio enciclopedico senza precedenti che costituisce ancora oggi il fondamento degli studi demo-etno-antropologici sulla Sicilia.

Pitrè non fu solo un raccoglitore: studiò i principali indirizzi europei e intrattenne rapporti con studiosi come Max Müller, Mannhardt, Sébillot, Schuchardt, D’Ancona, Comparetti e De Gubernatis, costruendo da Palermo una rete scientifica internazionale.

L’influenza sulla letteratura e sulla musica

La sua opera influenzò profondamente la cultura italiana: Luigi Capuana, Giovanni Verga (in particolare per novelle come Guerra di Santi), e numerosi autori della tradizione musicale popolare, tra cui Rosa Balistreri, che attinsero ai testi raccolti da Pitrè.
Scrisse anche una grammatica descrittiva della lingua siciliana, diventando un ponte tra oralità, letteratura e musica.

I riconoscimenti istituzionali

Nel 1903 fu nominato Presidente della Reale Accademia di Scienze e Lettere di Palermo; nel 1909 divenne socio dell’Accademia della Crusca; nel 1914 fu eletto Senatore del Regno d’Italia.
Negli anni Quaranta del Novecento, su impulso di Giovanni Gentile, le sue opere furono dichiarate Edizione Nazionale. Negli anni Ottanta lo Stato italiano finanziò una nuova edizione, riconoscendone il valore storico e scientifico.

L’uomo dietro lo studioso

Nel 1877 sposò Francesca Vitrano, da cui ebbe tre figli: Maria, Rosina e Salvatore. Le tragedie familiari — la morte di Rosina nel terremoto di Messina del 1908 e quella di Salvatore per intossicazione alimentare — segnarono profondamente i suoi ultimi anni.
Morì a Palermo il 10 aprile 1916 ed è sepolto nella chiesa di San Domenico, Pantheon dei siciliani illustri.

Perché Giuseppe Pitrè parla ancora a noi

A 184 anni dalla sua nascita, Pitrè è ancora attuale perché:

  • ha restituito dignità scientifica alla cultura popolare;

  • ha salvato un patrimonio immenso destinato a scomparire;

  • ha dimostrato che la Sicilia non è periferia, ma centro di civiltà;

  • ha insegnato che ascoltare il popolo significa capire un Paese.

Il suo lavoro resta un riferimento imprescindibile per antropologi, linguisti, storici, scrittori e per chiunque voglia comprendere l’identità profonda della Sicilia.

redazione

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