09 Dicembre 2025

Gestione beni confiscati alla mafia, cosa direbbe Pio La Torre?

Gestione beni confiscati alla mafia, cosa direbbe Pio La Torre?

In Italia oltre 25mila beni confiscati, metà in Sicilia. Tra ritardi, burocrazia e aziende che chiudono, la gestione resta un nodo irrisolto.Un’analisi critica alla luce dell’eredità di Pio La Torre.

Attualmente i beni confiscati, dall’ultima stima del 2025, sarebbero non meno di 25.000 tra immobili, aziende, beni mobili e attività finanziarie. Quasi il 50% dei beni sottratti ai clan mafiosi – e non solo – si trova in Sicilia, e la maggioranza di essi si trovano a Palermo, a Catania e a Trapani.

Molti di questi beni sono ancora inutilizzati o abbandonati a se stessi: “Da Torino a Venezia, passando per Rimini e la Sicilia – come sottolinea la giornalista Lucina Paternesi in una recentissima inchiesta di Report – i sindaci lamentano tempi lunghi per l’assegnazione, mancanza di fondi per ristrutturare gli immobili e tanta confusione burocratica; alla fine, troppo spesso, gli immobili deperiscono dopo anni di abbandono“.
E in questo quadro i beni aziendali, quelli rimasti attivi anche dopo la confisca, rischiano di chiudere, massacrando lavoratrici e lavoratori.



Per capire meglio di cosa stiamo parlando addentriamoci nelle tre tipologie che costituiscono
i beni confiscati:

  • 1) Beni mobili: denaro contante e assegni, liquidità e titoli, crediti personali (cambiali, libretti al portatore, altre obbligazioni), oppure autoveicoli, natanti e beni mobili non facenti parte di patrimoni aziendali. Di norma, le somme di denaro confiscate o quelle ricavate dalla vendita di altri beni mobili sono finalizzate alla gestione attiva di altri beni confiscati.
  • 2) Beni immobili: appartamenti, ville, terreni edificabili o agricoli.Lo Stato può decidere di utilizzarli per “finalità di giustizia, di ordine pubblico e di protezione civile” come recita la normativa, ovvero trasferirli al patrimonio del comune nel quale insistono. L’ente locale potrà poi amministrarli direttamente o assegnarli a titolo gratuito ad associazioni, comunità e organizzazioni di volontariato.
  • 3) Beni aziendali: fonti principali di riciclaggio del denaro proveniente da affari illeciti. I sequestri e le confische coprono una vasta gamma di settori di investimento: industrie attive nel settore edilizio; aziende agroalimentari; ristoranti e pizzerie; interi centri commerciali; discoteche; strutture turistiche; alberghi; banche.

Adesso, attenzionando i “Beni aziendali“, scopriamo che il dato che riguarda le aziende confiscate è devastante. Infatti, il 90% delle aziende confiscate ha già cessato attività. Un dato che diventa tragico perché le vittime principali di questo “fallimento” sono le lavoratrici e i lavoratori, che prima hanno dovuto subire i proprietari mafiosi; poi, fra il sequestro e la successica
confisca provvisoria, hanno dovuto l’entrata in scena della macchina burocratica della giustizia; e ancora con la confisca definitiva, hanno subito o continuano a subire una serie di rimpalli di competenze fra i vari soggetti istituzionali interessati, rimpalli pilateschi che possono durare anni e anni.

E in questo scenario assurdo le lavoratrici e i lavoratori vedono morire le aziende, rese ormai strutture con impianti obsoleti e, spesso, non più a norma con le leggi vigenti. Questa situazione genera anche un’altra situazione, forse inaspettata, quella che vede lavoratrici e lavoratori che provano a costituirsi in cooperativa “per rilevare l’attività d’impresa”, e spesso impegnano il proprio Tfr.

Ma, c’è un nemico inaspettato d’affrontare, lo Stato con il suo apparato burocratico e, alla fine, la cooperativa non decolla, si blocca nel nulla e nel frattempo o sono cambiate le normative o è già avvenuta la liquidazione da parte dello Stato della società confiscata che lavoratrici e lavoratori volevano rilevare.

Succede, anche, che parte di aziende confiscate alla mafia, ritornino ai soci non ritenuti collusi con i clan, ma che operavano con i soci arrestati e condannati per partecipazione alla mafia o per partecipazione esterna.

Concludendo, cosa direbbe Pio La Torre sulle modalità di gestire da parte dello Stato dei beni confiscati alla mafia?

Orazio Vasta

Orazio Vasta