07 Dicembre 2025
Dario Sanalitro, sportivo e scienziato, dal beach volley ai droni

La robotica su Science Robotics. “Lavoro in team con altre università, dalla Francia agli Stati Uniti, e possono contribuire a fare bene”
Ama andare in giro monopattino, lui che è un profondo supporter della mobilità sostenibilità e dell’aria aperta. L’essenza di Dario Sanalitro, 33 anni, sta, del resto, nella semplicità e nella sua genialità, nel suo essere sempre determinato nell’innovare e nel credere nei sogni. Nel tradurre tutto in modo pratico, intuitivo e con il sorriso che non l’abbandona mai anche nei momenti di difficoltà. Ama i robot, da buon ingegnere, e crede in un futuro migliore, perché vive di emozioni
Giocatore di volley, specialista nel beach volley, di cui è vice campionato italiano nella categoria silver del campionato per società, vive la sua professione in giro per il mondo per approntare scoperte nuove, frutto di studio e di lavoro. Lavora alla Sorbona, nel laboratorio di robotica di Parigi, lui che non dimentica mai la sua terra e gli amici. Originario di Caltagirone, trapiantato a Catania, negli ultimi ha vissuto tra la Francia e gli Stati Uniti.
“Lo sport mi aiuta tanto, mi spiace non poter giocare, ma in questa fase chiaramente occorre insistere sulle scoperte che sono state fatte. Il nostro gruppo di ricerca – una collaborazione tra TU Delft, Università di Catania, Università di Rennes e Università di Twente – ha sviluppato un sistema multi-robot in grado di trasportare e manovrare carichi sospesi tramite cavi con una precisione che, finora, nessun altro prototipo al mondo aveva raggiunto. Lavoro che è stato pubblicato su Scienze Robotics”.
In un’epoca in cui drone equivale a strumento di guerra l’innovazione potrebbe davvero cambiare la storia della robotica aerea.
“Per la prima volta siamo riusciti a far lavorare più droni insieme in modo totalmente cooperativo, mantenendo il pieno controllo sia sulla posizione sia sull’orientamento del carico, senza bisogno di sensori aggiuntivi montati sull’oggetto trasportato. L’agilità che abbiamo ottenuto è sorprendente: i droni raggiungono accelerazioni oltre otto volte superiori agli standard attuali”.
“L’Università di Catania ha “un ruolo centrale – chiarisce Dario -. Io provengo dall’Ateneo catanese, che ha sostenuto il percorso di ricerca e mi ha permesso di collaborare con strutture internazionali. È un esempio concreto di come la ricerca italiana possa inserirsi con autorevolezza in reti europee altamente competitive”.




