02 Dicembre 2025
Mafia, a Messina i clan avevano un bar e un distributore

A Messina cinque indagati per trasferimento fraudolento di valori: sequestrati distributore, bar e beni per 250mila euro. Contestati legami con clan mafiosi locali.
I Finanzieri del Comando Provinciale di Messina hanno eseguito un’ordinanza di misure cautelari personali, interdittive e reali nei confronti di cinque persone, su delega della Procura della Repubblica – Direzione Distrettuale Antimafia. Il provvedimento comprende due arresti domiciliari, tre sospensioni dall’attività imprenditoriale e il sequestro preventivodi un complesso aziendale dedicato alla distribuzione di carburante, rivendita di tabacchi, bar e servizi annessi.
Gli indagati sono accusati del reato di trasferimento fraudolento di valori (art. 512-bis c.p.), contestato per fatti avvenuti tra febbraio 2022 e agosto 2023 a Tortorici. Secondo gli investigatori, avrebbero fittiziamente intestato a prestanomi—spesso figli o congiunti—la titolarità di imprese e beni, per eludere misure patrimoniali e agevolare attività economiche riconducibili a riciclaggio e reimpiego di denaro illecito.
Il valore delle attività sequestrate supera i 250mila euro.
Le indagini, coordinate dalla DDA di Messina e condotte dal Comando Provinciale della Guardia di Finanza, rientrano in un più ampio lavoro di approfondimento avviato con il supporto del Servizio Centrale Investigazione Criminalità Organizzata (SCICO). L’analisi di numerosi contratti collegati tra loro ha rivelato l’esistenza di scritture private e modalità fraudolente utilizzate per “schermare” la reale proprietà di un impianto di carburanti e di un bar situato nella stessa area.
Secondo l’ipotesi investigativa, la gestione effettiva continuava a essere esercitata dai reali interessati, soggetti ritenuti appartenenti o vicini a due diverse consorterie mafiose: una attiva nell’area ionica e l’altra nella fascia tirrenica del Messinese.
Tra loro figura un uomo già condannato per associazione mafiosa, estorsione, tentato omicidio e porto abusivo d’armi, ritenuto vicino ai Bontempo-Scavo dei tortoriciani.
Un altro indagato, attualmente detenuto, sarebbe invece il gestore occulto di un’impresa di noleggio di imbarcazioni operante a Isola Bella, riconducibile alla famiglia Santapaola-Brunetto e già coinvolto nell’operazione “Kalaat” per estorsioni aggravate dal metodo mafioso.
Gli approfondimenti economico-patrimoniali hanno messo in luce una sproporzione tra beni posseduti e redditi leciti dichiarati, rafforzando il quadro indiziario sull’illecito arricchimento.
Il giudice ha comunque valutato e considerato le deduzioni difensive presentate durante gli interrogatori di garanzia.
Resta ferma la presunzione di innocenza fino a eventuale sentenza definitiva, e si sottolinea che i provvedimenti adottati sono impugnabili nei successivi gradi di giudizio.






