25 Novembre 2025

Droga e telefoni in cella, altri guai per Niko Pandetta

Droga e telefoni in cella, altri guai per Niko Pandetta

Droga e telefoni al Pagliarelli: chiuse le indagini su Niko Pandetta e agenti penitenziari

La Procura di Palermo ha notificato l’avviso di conclusione delle indagini a 35 dei 48 indagati nell’inchiesta su droga e telefoni nel carcere Pagliarelli. Tra gli indagati figura Niko Pandetta, nipote del noto boss catanese Turi Cappello, insieme a diversi detenuti e alcuni agenti della polizia penitenziaria accusati di aver favorito l’introduzione di telefoni e sostanze stupefacenti all’interno dell’istituto.

L’inchiesta è coordinata dai sostituti procuratori Daniele Sansone e Antonio Carchietti ed è stata condotta dai Carabinieri insieme alla polizia penitenziaria.



I fatti principali emersi dalle indagini

Gli arresti sono scattati il 23 maggio 2025, con l’esecuzione di misure cautelari nei confronti di detenuti e agenti coinvolti. Dagli atti emerge un quadro di organizzazione interna e violenza tra i detenuti:

  • Traffico di droga: hashish, marijuana, cocaina e crack. Il traffico interno aveva un vero e proprio listino prezzi:

    • Una “canna” costava circa 20 €

    • 1 grammo di hashish tra 100 e 150 €

    • 1 grammo di cocaina fino a 500-600 €

  • Telefonini e SIM card: i telefoni cellulari venivano introdotti illegalmente in carcere e rivenduti a circa 500 € ciascuno. Alcuni detenuti hanno guadagnato fino a 15.000 € in un mese e mezzo grazie a questo traffico.

  • Violenza tra detenuti: chi non rispettava le regole imposte dai gruppi interni subiva pestaggi e ritorsioni.

  • Coinvolgimento di agenti penitenziari: alcuni avrebbero favorito l’ingresso di telefoni e droga in cambio di denaro, compromettendo la sicurezza dell’istituto.

I principali indagati

Oltre a Niko Pandetta, nell’inchiesta risultano coinvolti numerosi altri detenuti e agenti. Tra i nomi notificati dall’avviso di conclusione delle indagini ci sono:
Alfredo Abbate, Alessio Alario, Francesco Bertolino, Claudio Caruso, Salvatore Castiglione, Denise Cataldo, Francesco Cerniglia, Andrea Gianluca Cintura, Salvatore Paolo Cintura, Eugenio D’Alleo, Giovanna Di Fatta, Salvatore Di Giovanni, Daniele Di Napoli, Alex Di Vita, Marco Ercoleo, Luigi Falzone detto “Alessandro”, Orazio Fuselli, Paolo Giacalone, Emanuele Lanza, Antonino Lo Nigro, Nunzio Piccolo, Fabio Machì, Antonino Manzo, Roberto Mendolia, Riccardo Orlando, Salvatore Puleo detto “il nano”, Vincenzo Ragusa, Angelo Sciolino, Alessandro Tutone, Roberto Ventimiglia, Deborah Ventimiglia, Vincenzo Vinci, Ivan Zuccarà e Carlo Zammito.

Per una decina degli indagati è già stato disposto il giudizio immediato.

Sequestri e prove dell’operazione

Durante le indagini, le forze dell’ordine hanno sequestrato:

  • 56 micro-cellulari

  • 25 smartphone

  • 20 SIM card

  • Oltre 1 kg di droga (cocaina, crack, hashish e marijuana)

Gli investigatori hanno ricostruito come il traffico avvenisse tramite colloqui con familiari, trasferimenti di detenuti e complicità interne da parte di alcuni agenti della polizia penitenziaria.

Implicazioni dell’inchiesta

Questa operazione evidenzia criticità importanti nel sistema carcerario italiano:

  • Corruzione interna: il coinvolgimento di agenti penitenziari mina la fiducia nelle istituzioni e favorisce mercati illegali dentro le strutture penitenziarie.

  • Sicurezza dei detenuti: l’ingresso di telefoni e droga aumenta il rischio di violenze e estorsioni tra detenuti.

  • Organizzazione criminale interna: il listino prezzi e i guadagni elevati dimostrano che il traffico era pianificato e strutturato come un vero e proprio mercato.

L’avviso di conclusione delle indagini segna l’inizio della fase processuale per Niko Pandetta, gli altri detenuti e gli agenti coinvolti. La vicenda solleva interrogativi seri sulla sicurezza dei penitenziari italiani e sulla necessità di rafforzare i controlli interni.

redazione

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