22 Novembre 2025
Numeri, valori e futuro: l’economia spiegata in modo semplice ai giovani

Cottarelli e Melandri ai Supertalks della Scuola Superiore di Catania: tra sostenibilità, conti pubblici, divari territoriali e nuove metriche del benessere, un confronto serrato che parla alle nuove generazioni.
di Rosario Faraci
Numeri e valori. Economia e società. Rigore dei conti ed esigenze di giustizia sociale. Sostenibilità economica, da un lato, e sostenibilità sociale ed ambientale, dall’altro lato. Ed ancora sostenibilità e competitività. Crescita economica ed equilibrio dei conti pubblici. Come conciliare tra loro concetti e termini, ben presenti nel lessico quotidiano degli esperti di economia, che sembrano invece inconciliabili?
A questi e altri interrogativi, che spesso sfuggono ai più perché in Italia purtroppo l’analfabetismo finanziario è ancora assai diffuso specialmente fra i più giovani, hanno risposto gli economisti Carlo Cottarelli e Giovanna Melandri, ex parlamentari, ospiti, nella meravigliosa cornice del Teatro Sangiorgi, dei Supertalks della Scuola Superiore di Catania, presieduta dalla professoressa Ida Nicotra.
Due ore di discussione serrata ed intensa che ha catturato l’interesse di tanti giovani presenti, molti dei quali allievi della Scuola, che hanno rivolto ai due ospiti domande varie sull’intelligenza artificiale e il nuovo lavoro; sull’economia delle aree interne e la riduzione dei divari; sulla necessità di avvicinare le nuove generazioni all’impegno in politica; sulla introduzione di una cultura del merito nella pubblica amministrazione; su alcuni recenti provvedimenti governativi come il decreto Caivano per contrastare la criminalità giovanile e il disagio sociale.
La grande e variegata esperienza di Cottarelli e Melandri nelle istituzioni pubbliche e nel Terzo Settore, anche di livello internazionale, è stata di grande ausilio per orientare una discussione che si è snodata lungo varie direttrici.
La prima direttrice è quella che ha evidenziato che le metriche tradizionali, con le quali si misura lo stato di salute dell’economia di un Paese, sono spesso un po’ bugiarde e talora vengono pure idolatrate. Però, un indice di crescita come il prodotto interno lordo (PIL), per quanto non sempre veritiero, non può essere ignorato del tutto, specie nella valutazione comparativa con altri Paesi. Purtroppo l’Italia, in questo momento, è in ritardo rispetto ad altre nazioni, dopo una leggera ripresa dovuta al cosiddetto effetto rimbalzo post-Covid 19.
La seconda direttrice è conseguente alla prima. Proprio perché la narrazione dominante si basa sovente su metriche non sempre pienamente rappresentative, servono chiavi di lettura nuove e più conducenti ad una visione di felicità, benvivere e generatività. Una di queste metriche è il benessere equo e sostenibile che l’Istat calcola periodicamente e di cui si tiene conto anche nei documenti di programmazione economica e finanziaria del Governo per fissare nuovi criteri di valutazione della spesa pubblica.
La terza direttrice è quella che Cottarelli, già direttore degli Affari Fiscali al Fondo Monetario Internazionale e attualmente direttore dell’Osservatorio Conti Pubblici all’Università Cattolica di Milano, ha ribadito con grande urgenza. L’incontrollabilità della spesa pubblica, specialmente nella spesa corrente, genera crescente indebitamento che di per sé non è necessariamente un male, ma che diventa disfunzionale e patologico se un Paese economicamente non si sviluppa, non investe nei pilastri della crescita, come le riforme istituzionali oppure le spese per la ricerca e l’innovazione. Qui è inutile nasconderci dietro un dito; l’Italia è indietro rispetto a Paesi, ad esempio, come la Spagna che invece hanno ritmi di marcia decisamente differenti.
La quarta direttrice è stata puntualizzata dalla Melandri, che è stata per ben due volte Ministra (dei Beni Culturali e poi delle Politiche Giovani), adesso presidente di Human Foundation di cui è stata fondatrice. Non è più possibile, secondo l’ex Ministra, che tutto il gravame degli investimenti sia ancora a carico del soggetto pubblico. Occorre favorire una stagione di piena collaborazione fra pubblico, privato e privato-sociale (ovvero il cosiddetto Terzo Settore) e promuovere una cultura dell’impatto, dove ad essere valutati siano non i solo risultati conseguiti, ma soprattutto le implicazioni su più vasta scala. Ad esempio, il contributo che ogni singolo investimento, pubblico privato o misto, può dare alla soluzione di alcuni gravi problemi della società attuale, come ad esempio fame e povertà, analfabetismo funzionale, povertà educativa.
Ha fatto da sfondo a queste direttrici di discussione il tema del giorno, quello della sostenibilità, spesso evocato a titolo risarcitorio per i danni prodotti per lungo tempo su ambiente, clima e giustizia sociale. Un tema che, però, è nelle corde dei giovani, della generazione Z in particolare, più sensibile delle coorti demografiche precedenti su aspetti importanti come rispetto dell’ambiente, qualità dell’aria e riduzione delle emissioni di anidride carbonica, lotta alle microplastiche, economia circolare, vivibilità degli spazi e via discorrendo.
È da queste nuove sensibilità, secondo gli illustri ospiti invitati dalla Scuola Superiore di Catania, che bisogna ripartire per creare nuovi ponti intergenerazionali fra le generazioni più adulte e quelle dei giovani e giovanissimi.






