21 Novembre 2025

Sud-Est siciliano al collasso: serve subito la nuova tangenziale

Sud-Est siciliano al collasso: serve subito la nuova tangenziale

Nuova tangenziale di Catania, il Sud-Est al collasso: sindacati, tecnici e politica chiedono l’opera subito. Bocciata la terza corsia

La mobilità del Sud-Est siciliano è ormai vicina al punto di rottura. Percorrere pochi chilometri di tangenziale può trasformarsi in un tragitto interminabile, con conseguenze pesanti sulla qualità della vita, sui tempi di lavoro e sulla competitività economica dell’intero territorio. È in questo contesto che la discussione sulla nuova tangenziale di Catania è tornata al centro del dibattito pubblico, come dimostra l’iniziativa promossa oggi dalla Fillea Cgil di Catania all’Ente Scuola Edile.

Un’opera considerata ormai indispensabile

L’incontro, aperto dai saluti del segretario generale della Cgil catanese Carmelo De Caudo, ha ribadito che un’infrastruttura è davvero utile solo se produce “lavoro buono, stabile e sicuro”, senza ricorrere a pratiche di dumping contrattuale o subappalti selvaggi. A seguire, la relazione del segretario generale Fillea Cgil Catania Vincenzo Cubito, che ha delineato con chiarezza un quadro di saturazione strutturale del sistema viario.

Cubito ha definito la tangenziale “la spina dorsale del trasporto regionale”, oggi però incapace di sostenere i volumi di traffico generati da decenni di crescita nell’hinterland e dal progressivo spopolamento del capoluogo. Per favorire un confronto aperto alle istanze dei territori, la Fillea ha scelto di abbreviare la relazione tecnica, dando spazio agli interventi di sindaci, tecnici e amministratori.



Lo “scenario 2” dell’Ance: un progetto ancora attuale

La relazione ha richiamato uno scenario già individuato in passato dall’Ance Catania, oggi ritenuto ancora più attuale: un nuovo tracciato capace di collegare porti, aree industriali e territori frammentati, migliorando i collegamenti tra la fascia ionica e la Piana di Catania. Una proposta che ambisce a risolvere una criticità ormai cronica.

Il presidente di Ance Catania Rosario Fresta ha ricordato con fermezza che l’allarme sulla “tangenziale al collasso” è stato lanciato oltre vent’anni fa:


“Non è più il tempo dell’attesa. Conosciamo i problemi e conosciamo la soluzione.”


La proposta dei costruttori punta a collegare l’A18 Catania–Messina all’altezza dello svincolo di Giarre con l’A19 Catania–Palermo nei pressi di Motta Sant’Anastasia, decongestionando in modo significativo la tangenziale attuale.

No alla terza corsia: “Sarebbe una sciagura”

Tema centrale dell’incontro è stato il netto rifiuto dell’ipotesi di una terza corsia attribuita ad ANAS.
Cubito l’ha definita “la soluziona più improbabile”, una scelta che paralizzerebbe il Sud-Est per almeno un decennio senza incidere sui problemi strutturali.

Sulla stessa linea il deputato nazionale Anthony Barbagallo, componente della Commissione Trasporti:


“La prima battaglia politica è evitare la terza corsia. Va fermata subito un’idea sciagurata, mentre i cittadini sono costretti all’uso dell’auto per la mancanza di un trasporto pubblico adeguato.”

I fattori strutturali: traffico in crescita e assenza di programmazione

Il docente di Ingegneria delle Infrastrutture Francesco Russo ha sottolineato come la tangenziale sia diventata ormai parte di un sistema di comunicazione complesso: il traffico “esonda”, superando i confini locali e influenzando le economie di territori distanti. “Siamo in forte ritardo”, ha precisato, richiamando la necessità di una pianificazione realistica e immediata.

Per il segretario regionale Fillea Cgil Sicilia Giovanni Pistorio, la mobilità dell’isola rimarrà insufficiente finché non verranno completate quattro opere strategiche: l’asse Nord–Sud, la Modica–Gela, l’attraversamento di Palermo e, appunto, la nuova tangenziale di Catania.


“Si procede per stop and go, e il Sud-Est non può più aspettare.”

La critica al Governo: “Tagli alle infrastrutture e nessuna visione”

In chiusura, il segretario generale nazionale Fillea Antonio Di Franco ha attaccato la mancanza di una programmazione seria a livello nazionale:


“Il governo taglia sulle infrastrutture, investe su opere inutili e non riconosce gli extra costi alle imprese.”


Di Franco ha indicato come priorità un grande piano contro il dissesto idrogeologico, politiche abitative e investimenti realmente funzionali ai bisogni dei cittadini:


“Con i 14 miliardi del ponte daremmo prima una casa a lavoratori, studenti e pensionati.”

Una scelta strategica per il futuro del Sud-Est

Il dibattito di oggi conferma un fronte sempre più ampio – sindacati, tecnici, amministratori e politica – convinto che la nuova tangenziale di Catania sia un’opera non più rinviabile. In un territorio già al limite, continuare a rimandare decisioni strategiche significa compromettere ulteriormente mobilità, sicurezza stradale e sviluppo economico.

redazione

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