14 Novembre 2025
Catania, il verde scompare tra nuovi palazzi e silenzi

Catania, il verde pubblico continua a scomparire: tra perequazione e nuove costruzioni il consumo di suolo non si ferma
In una città che dichiara da anni “no al consumo di suolo” ma continua a concedere permessi di costruire su ogni area libera rimasta, Catania conferma una delle sue contraddizioni più profonde: la progressiva cancellazione del verde pubblico.
La perequazione – quel “costruisci pure, ma lasciaci un pezzetto di terreno per un alberello e una panchina” – è diventata l’alibi perfetto per giustificare interventi che non rispondono ai reali bisogni ambientali della città. Una misura che, nei fatti, produce benefici quasi irrilevanti sul microclima, sulla qualità dell’aria e sul benessere sociale.
Il PUG salverà il verde? Dubbi più che speranze
La programmazione urbanistica dovrebbe rimettere al centro il bene comune, ma i segnali che arrivano dagli uffici incaricati del nuovo PUG non lasciano presagire un cambio di rotta.
Nel frattempo, il Piano Regolatore del 1969 – ancora vigente – vede cancellate una dopo l’altra le sue aree verdi storicamente previste.
Il caso Viale Lainò: 90.000 mq di verde trasformati in villette e centri commerciali
L’esempio più eclatante riguarda Viale Lainò, dove 90 mila metri quadrati destinati a verde pubblico rischiano di essere sostituiti da:
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villette e edifici residenziali,
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centri commerciali,
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parcheggi,
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più alcuni elementi “per salvare la faccia” come una scuola, un centro civico e un piccolo verde attrezzato.
Un intervento massiccio che ridisegna completamente un’area che, nelle intenzioni originarie, doveva essere uno dei polmoni verdi della città.
Via del Rotolo: un’area “verde pubblico” trasformata in un nuovo palazzo
La stessa sorte, su scala minore ma non meno significativa, è toccata a via del Rotolo, in una zona definita “Verde Pubblico” anche nel permesso di costruire del 2022.
Ai civici 15–27 sorgeva un edificio storico del primo Novecento, ex stabilimento per la lavorazione delle acciughe:
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1 solo piano,
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volumetria di circa 3.800 mc,
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superficie calpestabile di 680 mq.
Oggi al suo posto c’è un palazzo di sei piani (e un seminterrato) con:
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6.200 mc di volume,
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2.500 mq di superficie,
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carico urbanistico raddoppiato.
La legge non si poteva applicare, ma il permesso è arrivato
La demolizione/ricostruzione è stata autorizzata utilizzando la L.R. 6/2020, che però non era applicabile nelle aree destinate a verde pubblico.
Nonostante ciò, l’Urbanistica ha dato il via libera inizialmente a un edificio di 5 piani, con volume teorico massimo di 5.300 mc.
Ma l’edificio costruito è di 6 piani, per un totale di 6.200 mc:
un intero piano in più rispetto a quanto previsto.
E nessun controllo.
Resta da chiedersi se i sei piani non fossero già presenti nei disegni approvati — un’ipotesi che renderebbe l’autorizzazione ancora più discutibile.
Un patrimonio storico sacrificato
La demolizione dell’edificio originario – di chiaro valore storico – è già di per sé una perdita.
La facciata è stata “conservata”, ma senza alcuna integrazione estetica nel nuovo volume edilizio, creando un effetto visivo disarmonico e poco convincente.
Il verde? Assente, ancora una volta
Al posto di un’area destinata a verde pubblico secondo il piano di Piccinato (che prevedeva un grande parco di cui la città ha quasi dimenticato l’esistenza), oggi Catania ottiene un nuovo palazzone.
Nulla più.
Un’altra occasione persa, un altro tassello nella lenta e continua scomparsa del verde urbano, mentre la città affronta temperature sempre più alte, smog crescente e una qualità della vita che risente dell’assenza di spazi pubblici alberati e vivibili.






