11 Novembre 2025
Processo Hydra, i pm: «In Lombardia un sistema mafioso unitario»

Nel maxi processo Hydra la Dda di Milano parla di un contesto mafioso simile a quello calabrese. Contestata un’alleanza tra Cosa Nostra, ’ndrangheta e camorra per affari in Lombardia. In aula anche imputati siciliani.
MILANO – È entrato nella fase decisiva il processo Hydra, uno dei più importanti maxi procedimenti antimafia in corso al Nord. Nella giornata di ieri i pm della Direzione Distrettuale Antimafia di Milano, Alessandra Cerreti e Rosario Ferracane, hanno avviato la requisitoria nel filone con rito abbreviato, celebrato nell’aula bunker e a porte chiuse, davanti a 77 imputati sui 146 totali.
Secondo l’accusa, le indagini dei Carabinieri del Nucleo Investigativo avrebbero documentato l’esistenza di un “sistema mafioso lombardo”, una presunta alleanza stabile tra Cosa Nostra, ’ndrangheta e camorra finalizzata alla gestione di affari, infiltrazioni economiche e controllo del territorio.
Una struttura che, secondo i pm, agirebbe in un contesto «né più né meno mafioso della Calabria».
Gli imputati e le fasi del giudizio
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77 imputati hanno scelto il rito abbreviato, che si celebra allo stato degli atti.
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59 affrontano il processo ordinario.
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Gli altri procedono tramite patteggiamento.
La requisitoria continuerà fino a domani, quando verranno formulate le richieste di condanna.
Le arringhe delle difese sono previste il 17 e 28 novembre.
Tra i soggetti coinvolti nel rito abbreviato figurano anche siciliani ritenuti dalla Dda legati al mandamento trapanese, tra cui Giuseppe Fidanzati (figlio del defunto boss Gaetano) e Bernardo, Domenico e Michele Pace. Al vertice del gruppo sarebbe stato individuato Paolo Aurelio Errante Parrino, parente di Matteo Messina Denaro, che però è imputato nel rito ordinario.
Le minacce ai magistrati e il nuovo collaboratore
Il procedimento ha vissuto diversi colpi di scena. Nei mesi scorsi il procuratore Marcello Viola e la pm Cerreti sono stati oggetto di minacce, circostanza che ha portato al rafforzamento delle misure di sicurezza.
In una fase iniziale, il gip aveva rigettato la richiesta di misure cautelari, ma successivamente Tribunale del Riesame e Cassazione hanno ribaltato la decisione, riconoscendo la gravità indiziaria e disponendo gli arresti per alcuni indagati.
Nell’ultima udienza, il giudice ha acquisito le dichiarazioni di William Alfonso Cerbo, detto “Scarface”, nuovo collaboratore di giustizia, che si è autodefinito «collettore economico del clan Mazzei a Milano». I suoi verbali – con alcune parti non divulgabili – sono stati trasmessi a più procure e riguarderebbero:
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presunte infiltrazioni in aziende e cliniche
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presunti investimenti nel settore edilizio
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indicazioni sulla lupara bianca del boss catanese Gaetano Cantarella
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riferimenti su possibili talpe nelle forze dell’ordine
Anche queste affermazioni sono attualmente oggetto di approfondimento investigativo.
Il processo Hydra riprenderà nelle prossime settimane con nuove udienze decisive. Il dibattimento, per dimensioni e contenuti, viene considerato dagli inquirenti una delle più importanti verifiche giudiziarie sulla presenza mafiosa stabile nel Nord Italia.




