08 Novembre 2025
Mancuso: «Cosa vuol dire fare il sindaco oggi»

Fare il sindaco, oggi, non è più soltanto amministrare
È camminare ogni giorno dentro una tempesta di parole, cercando di non perdere l’equilibrio. È ascoltare tutti, anche quando nessuno ascolta te. È cercare di costruire, mentre intorno si alza il rumore di chi vuole soltanto distruggere.
Non è la fatica del lavoro a pesare, ma quella del clima.
Viviamo in un tempo in cui l’aggressione è diventata linguaggio, l’offesa quasi una forma di dialogo. Sui social, nelle piazze, persino nei luoghi dove si dovrebbe dare esempio di civiltà. Le parole sono diventate pietre. E spesso vengono lanciate da chi non sa, ma sente il bisogno di ferire.
Non parlo per difendermi. Parlo perché credo che questo riguardi tutti.
Quando un sindaco viene insultato o minacciato, non è una questione personale. È un segnale pericoloso: significa che qualcosa si è incrinato nel rapporto tra cittadini e istituzioni. E se quella frattura si allarga, se la sfiducia diventa abitudine, allora nessuno è più al sicuro, neppure chi oggi applaude l’insulto.
Non mi spaventa la rabbia, mi preoccupa l’assuefazione.
L’idea che sia normale vivere in un clima dove la volgarità è applaudita e la misura è scambiata per debolezza. Io continuo a credere che la politica non debba gridare per essere forte. Che l’autorevolezza non nasca dal tono, ma dalla coerenza.
Fare il sindaco è un onore e una ferita insieme. Ti mette davanti al meglio e al peggio dell’animo umano. Ti costringe a scegliere ogni giorno se reagire o resistere. Io scelgo di resistere.
Con la schiena dritta, con rispetto per chi dissente e con fiducia in chi ancora crede nella buona politica.
Perché governare, oggi, significa soprattutto questo:
non cedere al rumore dell’odio, e continuare a credere —ostinatamente — che la gentilezza, alla fine, vincerà.
Fabio Mancuso, sindaco di Adrano





