01 Novembre 2025
Fine pax mafiosa a Catania, non si spara solo per droga

Fine pax mafiosa che era iniziata il 30 agosto scorso dopo la tesa di via Adone. Ricomincia il botta e risposta tra i vari gruppi
Dopo settimane a Catania si è ripreso a sparare e le forze dell’ordine hanno dichiarato all’attivo un solo arresto, avvenuto durante la notte brava della tesa in via Ustica del 19 agosto, dove un giovane è stato arrestato dopo un inseguimento dagli agenti di una Volante.
Gli inquirenti, Polizia e Carabinieri, cercano di ricostruire gli avvenimenti che hanno caratterizzato la calda estate catanese con spari in attività economiche riferibili a esponenti dei clan o a personaggi a loro vicini.
Tra autonoleggi, gastronomie, bar, compro oro, panifici, e piazze di spaccio, in particolare quelle di Trappeto Nord (Via Ustica e via Capo Passero) e piazza Vicerè a Canalicchio, c’è stata una varietà di bersagli tale da rendere difficile una visione d’insieme.
Il 30 agosto scorso si era vissuta l’ultima notte brava con colpi di pistola in via Adone nella estrema periferia nord di Catania.
I controlli coordinati dalla Prefettura avevano messo a ferro e fuoco i quartieri considerati a maggior rischio, come San Giovanni Galermo, il Fortino, San Cristoforo e Picanello. Ma la pax mafiosa raggiunta dopo qualche incontro “riservato”, non dura molto e il piombo torna a colpire.
Secondo una pista investigativa ci sarebbe un distinguo tra gli episodi criminali:
Quelli che hanno interessato le piazze di spaccio e quelle che invece hanno interessato attività commerciali. Non solo quindi interessi sul narcotraffico non ancora meglio definiti, ma anche interessi sul territorio che potrebbero riguardare i furti, l’usura e le estorsioni. Di riflesso quindi il controllo del territorio a 360 gradi, con tanto di definizione di confini territoriali d’interesse. In questo contesto, quindi, sarebbero da collocare gli ultimi episodi ripresi da circa 10 giorni che appaiono come un botta e risposta ben ritmato.
Proprio come questa scia di violenza era cominciata:
Dalla sparatoria al rifornimento Q8 di Monte Pidocchio, ai colpi di pistola nelle vicinanze dell’abitazione di un boss in piazza San Cocimo, il 3 luglio scorso a distanza di poche ore. La scelta dei clan di non provocare morti e feriti sarebbe una strategia per non alzare oltre un certo limite l’attenzione. Come se la malavita organizzata avesse imparato la lezione di via del Maggiolino, dove i due morti e svariati feriti del pomeriggio di follia del 8 agosto del 2020, portò ad una serie di arresti, una controindicazione da evitare.






