27 Ottobre 2025
Etna 2015: l’eruzione rilevata anche nella ionosfera

L’eruzione del 2015 dell’Etna ha lasciato tracce nella ionosfera
Uno studio multidisciplinare evidenzia come alcune tracce dell’eruzione dell’Etna del 2015 siano state osservate anche nell’alta atmosfera, a centinaia di chilometri dal vulcano.
Secondo la ricerca pubblicata su Earth and Space Science, l’energia rilasciata durante l’eruzione del 4 dicembre 2015non solo ha scosso il suolo e disperso gas e ceneri, ma ha anche perturbato la ionosfera.
Il team, composto da ricercatori dell’INGV e delle università di Trento, Catania, Calabria e La Sapienza di Roma, in collaborazione con l’Institute of Atmospheric Physics di Praga, ha utilizzato oltre 200 ricevitori GNSS distribuiti in Sicilia e Sud Italia. Le rilevazioni hanno mostrato variazioni nel contenuto elettronico totale (TEC) della ionosfera tra 20 e 30 minuti dall’inizio dell’eruzione, in corrispondenza della crescita della colonna eruttiva fino a 13 km di altezza.
“Abbiamo dimostrato che anche un’eruzione ‘locale’ come quella dell’Etna lascia una traccia nello spazio, rilevabile grazie a una rete densa di sensori”, spiega Federico Ferrara, primo autore dello studio.
Onde di gravità e oscillazioni ionosferiche
Le anomalie osservate presentano oscillazioni periodiche di 15–25 minuti, con propagazione fino a 200 km a sud-ovestdel vulcano. Tali segnali sono coerenti con le onde di gravità atmosferiche, generate dal rapido innalzamento della colonna eruttiva.
Michela Ravanelli, co-autrice, sottolinea l’importanza dei dati raccolti:
“Lavorare su dati così ricchi ci ha permesso di riconoscere oscillazioni deboli ma significative. Questo apre nuove prospettive per integrare vulcanologia e scienze dello spazio.”
Implicazioni e opportunità per il monitoraggio vulcanico
Secondo Alessandro Bonforte (INGV), i risultati mostrano come gli strumenti di monitoraggio possano essere utili oltre gli scopi iniziali, permettendo di studiare le perturbazioni ionosferiche generate dall’attività vulcanica.
Gli autori sottolineano che, pur non essendo precursori eruttivi da soli, questi segnali possono integrare altre osservazioni per migliorare la comprensione dei rilasci di energia del vulcano e la costruzione di scenari eruttivi più dettagliati.
L’Etna, grazie alla sua attività frequente e alla strumentazione avanzata, rappresenta un laboratorio naturale unico per sviluppare metodologie innovative nel monitoraggio multidisciplinare.
Lo studio è dedicato alla memoria dei Professori Giovanni Occhipinti e Vincenzo Carbone, pionieri rispettivamente in sismologia ionosferica e sistemi complessi, insignito nel 2025 della Lewis Fry Richardson Medal.






