14 Ottobre 2025
Dentro lo spaccio di via Capo Passero: tra pusher e vedette

Dentro via Capo Passero: viaggio nel cuore della piazza di spaccio tra pusher, vedette e auto anti-volante
In un pomeriggio qualunque ci siamo addentrati in moto nella super piazza di spaccio di via Capo Passero a Catania. Ecco cosa succede quando entri nel cuore del traffico di droga tra pusher, vedette e auto pronte a ostacolare le forze dell’ordine.
Sono circa le sei del pomeriggio quando decidiamo di entrare nel cuore di una delle più attive piazze di spaccio di Catania: via Capo Passero, nel quartiere di San Giovanni Galermo. A bordo di una moto imbocchiamo viale Tirreno e, all’altezza di via Isolabella, svoltiamo. L’obiettivo è osservare con i nostri occhi il sistema di difesa messo in piedi dagli spacciatori.
«Non dire una parola. In caso parlo io», dico al collega che mi fa da “zavorrina”, poco prima di entrare nella via. Non facciamo in tempo a percorrere pochi metri che davanti al civico 121 un pusher si avvicina senza esitazione: «Che vuoi? Che ti do?». Nessuna esitazione, nessuna paura. La droga si vende così, in strada, alla luce del sole.
Ignoriamo la proposta e, mantenendo la stessa andatura, giriamo a sinistra verso il civico 78. Non passano nemmeno venti metri che incrociamo, in senso opposto, una delle cosiddette “auto anti-volante”: veicoli utilizzati per creare ostacoli alle forze dell’ordine, rallentando o bloccando i loro movimenti durante le operazioni.
L’atmosfera è tesa. All’altezza del civico 36 una voce grida forte: «Ziu teni a cura!». È il segnale: le vedette hanno notato la nostra presenza e la stanno comunicando via ricetrasmittente. Da questo momento siamo “osservati speciali”.
La conferma arriva pochi metri dopo. Due scooter bianchi compaiono all’improvviso e si dirigono verso di noi. Uno svolta immediatamente da viale Tirreno verso via Santa Sofia. L’altro ci segue a distanza costante, fino all’incrocio con via San Nullo e via Sebastiano Catania. Solo lì, quando ormai è chiaro che non rappresentiamo un pericolo, interrompe l’inseguimento.
La tensione cala, ma ciò che abbiamo visto parla chiaro: il sistema di controllo della piazza è capillare e organizzato, pronto a reagire a ogni possibile minaccia. In pochi minuti abbiamo contato pusher in strada, vedette collegate via radio, auto di “interferenza” e staffette in moto.
Per loro, la minaccia è rientrata. Per noi, resta l’immagine nitida di una macchina criminale che lavora con metodo, disciplina e paura. Una paura che racconta molto di più di quanto sembri: la consapevolezza che lo Stato può arrivare, anche quando meno se lo aspettano.






