14 Ottobre 2025

Da rifugio del pentito Maurizio Avola a simbolo di rinascita sociale

Da rifugio del pentito Maurizio Avola a simbolo di rinascita sociale

Confiscata alla mafia e restituita alla città: la storica abitazione del pentito catanese diventa un centro di accoglienza per i più fragili

Innanzitutto, Mercoledì 15 Ottobre alle ore 10,00, nell’immobile confiscato alla mafia sito in via Cefaly n. 16 sono stati consegnati i lavori di riqualificazione. Il sindaco Enrico Trantino, l’assessore ai beni confiscati alla mafia Viviana Lombardo e il consulente a titolo gratuito Michele Cristaldi, annunceranno la destinazione ad “Albergo Sociale”  del bene.

In precedenza, l’ abitazione era di proprietà del collaboratore di Giustizia Maurizio Avola. In quella casa il killer appartenente al gruppo Picanello fu arrestato nel Marzo 1993. Avola si accusò di svariate rapine e di circa 80 omicidi, tra i quali anche quello del giornalista Giuseppe Fava del 5 gennaio del 1984. In quell’occasione a sparare fu il boss Aldo Ercolano, mentre alla guida dell’auto vi era proprio il braccio destro di Marcello d’Agata. Nella sua lunga storia da collaboratore partecipò ad innumerevoli processi, dalle stragi di via D’Amelio e del terrore in via dei Georgofili, ai processi Orsa Maggiore contro la cupola Catanese retta da Nitto Santapaola.

La Giunta comunale di Catania, con deliberazione 160 dell’11 settembre scorso, ha approvato l’atto conclusivo per la destinazione a fini sociali. Tutto per la realizzazione dell’intervento inserito nel programma nazionale PON Metro Plus e Città Medie Sud 2021-2027 – Priorità 4 “Radici 2 – Servizi per senza fissa dimora.



Per concludere, la delibera prevede la concessione dell’immobile alla Direzione comunale Servizi Sociali. Per attuare un progetto di accoglienza destinato a persone e nuclei familiari in condizioni di grave marginalità sociale.

“La restituzione alla città dell’immobile di via Cefaly – hanno dichiarato il sindaco Trantino e l’assessore Lombardo – rappresenta un momento di grande valore sociale, ma anche simbolico e civile. È la dimostrazione concreta che lo Stato e le istituzioni possono trasformare ciò che un tempo era segno di sopraffazione in uno strumento di riscatto. L’Albergo Sociale sarà un luogo di accoglienza, ma anche di speranza e reinserimento per chi vive situazioni di difficoltà estrema. La città di Catania ribadisce così il suo impegno nella lotta alla mafia e nella promozione di una cultura della legalità, facendo dei beni confiscati una risorsa viva per il futuro della comunità”.

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redazione

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