04 Ottobre 2025
Monte Po, storia di un parco mai nato

Tra degrado, rifiuti tossici e un’eredità storica dimenticata, dai resti di una basilica
bizantina alle postazioni antiaeree della Seconda Guerra mondiale
Un parco fantasma, inghiottito da sterpaglie, rifiuti interrati e abbandono istituzionale. Quello che doveva essere uno dei polmoni verdi più importanti di Catania – l’area di Monte Po, quasi 30 ettari a ridosso di via Pavarotti – si è trasformato negli anni in una bomba ecologica.
Nessuna vera riqualificazione, nessun piano strutturato. Solo emergenze ricorrenti, promesse disattese e una storia millenaria dimenticata sotto cumuli di spazzatura.
“Vogliamo un parco sicuro e che accolga le famiglie – dichiara il presidente del V Municipio, Antonino Vincenti -. L’obiettivo è una bonifica radicale, seguita dalla rimozione dei materiali pericolosi e dalla valorizzazione del patrimonio storico e architettonico presente nell’area”.
Il territorio, infatti, non è solo uno spazio verde potenziale, ma custodisce vestigia di grande valore: i resti di un acquedotto romano, masserie borboniche, quattro bunker della Seconda Guerra mondiale e i resti perimetrali di una basilica di epoca bizantina. Un’eredità che rischia di essere perduta per sempre, soffocata dall’incuria.
“Da anni lavoriamo per riqualificare l’area – dice il consigliere del V Municipio, David Ferlito. – Bisogna dare un’identità al più grande parco di Catania”.
IL PERICOLO NON È SOLO AMBIENTALE MA ANCHE SANITARIO E STRUTTURALE
Un incendio in quest’area provocherebbe nubi tossiche e potrebbe danneggiare i tralicci dell’alta tensione. Il rischio blackout per interi quartieri è concreto.
Non è una minaccia ipotetica: già nel 2012 una parte del parco fu sequestrata nell’ambito di un’inchiesta della Procura su due discariche abusive.
Solo nel 2014, con l’intervento del Comune, della Protezione Civile e dei Vigili del Fuoco, si procedette alla rimozione di tonnellate di rifiuti interrati. Ma da allora, nulla di strutturale è stato fatto. E il pericolo è rimasto, anzi è cresciuto.
La vegetazione alta e incolta, la mancanza di illuminazione e le vie di accesso dissestate rendono l’area facilmente accessibile a sversamenti illeciti e criminalità.
Lo denunciano i cittadini dei quartieri limitrofi, da San Giorgio a Nesima, da Monte Po a Librino:
“Viviamo con la paura – raccontano –. Basta poco perché un nuovo rogo ci costringa a barricarsi in casa per ore”. Una soluzione? Piccoli passi e magari investimenti privati. “Dopo anni di speranze ci rendiamo conto che il recupero completo è troppo oneroso per le casse comunali – spiega Oreste Puglisi, componente del locale comitato cittadino –. Ma si può iniziare da interventi minimi, a basso costo, magari con il supporto di sponsor privati disposti a finanziare parte del progetto in cambio di visibilità”.
Un’idea che guarda anche alla pubblicazione di bandi pubblici per attrarre investimenti, evitando il ricorso a fondi statali o alla Cassa Depositi e Prestiti.










