27 Settembre 2025
Tasse record a Catania, la sfida di Valeria Virzì

L’imprenditrice Valeria Virzì lancia un appello chiaro: “Per contrastare il peso della pressione fiscale serve un’alleanza tra politica, aziende e cittadini. E saper trasformare la crisi in un’opportunità di crescita condivisa”
La pressione fiscale continua a essere una zavorra per il tessuto produttivo catanese. Secondo gli ultimi dati raccolti dagli Osservatori nazionali Catania occupa il 103° posto, su 114, nella classifica dei capoluoghi italiani con la pressione fiscale più alta. Se ancoriamo questa classifica a un’impresa con un fatturato annuo di 50.000 euro la percentuale da destinare allo Stato è pari al 54,9% alla quale bisogna aggiungere le aliquote, regionali e comunali, e i tempi burocratici necessari a tutti gli adempimenti necessari. Una condizione che si riflette sulla competitività, sulle assunzioni e sulla capacità di investimento delle aziende locali.
Su questo tema interviene Valeria Virzì, titolare dell’organismo Concordia Mediazioni srl di piazza Verga a Catania e consigliere regionale di Unimpresa Sicilia, che espone la visione di chi fa impresa ogni giorno.
«Una pressione fiscale così elevata – spiega – riduce la possibilità di investire, innovare e assumere. Ogni risorsa destinata alle imposte è un freno alla crescita. Ma non possiamo rimanere fermi: dobbiamo reagire con creatività, costruendo reti tra aziende, puntando sulla formazione e sulla capacità di innovare».
Il contesto catanese è aggravato dal dissesto finanziario del Comune. «Le tasse locali, come Tari e Imu, sono tra le più alte d’Italia e i servizi non sono per niente proporzionati. Paghiamo il massimo e riceviamo molto meno di quello che sarebbe giusto. Lo stesso succede anche con le bollette dell’acqua: le tariffe Sidra, calcolate al metro cubo, sono tra le più care del Paese. Questo significa sostenere un doppio peso, tra rifiuti e servizi idrici, senza un ritorno in efficienza o qualità».
Il nodo centrale, per Virzì, non è solo economico ma di visione. «La fiscalità locale non si abbassa perché manca un piano integrato di sviluppo: una vera smart city, capace di ridurre sprechi e costi grazie a digitalizzazione e innovazione, ancora non esiste. Senza strategia, i cittadini e le imprese continuano a pagare, senza ottenere servizi adeguati. Ma cittadini e imprese hanno una responsabilità da recuperare: per quanto onerose e indigeste, se tutti pagassimo le tasse forse recupereremmo prima il gap che ci divide da aliquote meno care».
La competizione con territori più leggeri dal punto di vista fiscale è inevitabilmente impari. «Le imprese catanesi sono penalizzate – riconosce Virzì – ma non per questo prive di risorse. La nostra forza è la resilienza e la capacità di adattamento. Cerchiamo di ottimizzare i costi, di puntare sulla qualità, di innovare. Ma non da soli: serve un impegno comune per trasformare lo svantaggio in opportunità».
Tra le leve da rafforzare ci sono il welfare aziendale e il benessere dei lavoratori. «Il counseling e il welfare non sono un lusso, ma strumenti per migliorare la produttività e creare valore condiviso. E c’è un aspetto che mi sta particolarmente a cuore: il sostegno concreto alle donne che lavorano. Gli asili nido devono essere disponibili, accessibili e a costi non impossibili. Senza servizi in grado di conciliare famiglia e lavoro, il concetto di parità non potrà mai essere applicato e non saremo in grado di costruire una società capace di includere davvero».
Guardando al futuro, l’imprenditrice non si limita alla denuncia ma lancia una proposta chiara: «Chiedo un patto con le imprese. Dialogo, ascolto e co-progettazione delle soluzioni. Non possiamo essere considerati solo contribuenti: siamo parte integrante del tessuto sociale ed economico della città. Se ci viene riconosciuto questo ruolo, possiamo dare un contributo decisivo al rilancio di Catania».
E il messaggio si allarga oltre i confini locali. «Mi aspetto interventi straordinari per alleggerire il peso fiscale e semplificare la burocrazia, ma soprattutto una visione di lungo periodo su lavoro, infrastrutture e sviluppo. La rinascita di Catania non può dipendere solo dalla politica: la responsabilità del Buon Governo è condivisa. Servono istituzioni, imprese, università, associazioni e cittadini. Solo così possiamo trasformare la crisi in un’occasione di crescita».
Un invito, quello di Valeria Virzì, che rovescia la prospettiva: non più solo denuncia del carico fiscale, ma la proposta di una nuova alleanza per dare respiro alle imprese e futuro alla città.






