06 Settembre 2025

Centenario Camilleri, il ricordo dei Generattivi

Centenario Camilleri, il ricordo dei Generattivi
L’associazione Generattivi, cantieri di cultura e informazione, ricorda lo scrittore nel centenario della nascita. Articolo di Alessandra Fassari (socia fondatrice di Generattivi).
Illustrazione di Amalia Bruno
C’è chi ha scritto romanzi e c’è chi, come Andrea Camilleri, ha scritto mondi. Il 6 settembre avrebbe compiuto cent’anni, eppure la sua voce non appartiene al passato: continua a vibrare come il mare che non si acquieta, come quello “scrusciu” che lui stesso evocava. Un suono grezzo e ipnotico, in cui era già tutta la sua letteratura: la risata e la ferita, la luce e l’ombra, l’ironia feroce e la malinconia segreta; destino di chi nasce in Sicilia, terra unica e dorata, connubio di armonie e contrasti, teatro di un’umanità vera, mirabilmente descritta dalla sua penna.
Camilleri scriveva come si fuma: con voracità, con urgenza, con la consapevolezza che ogni boccata poteva essere l’ultima. La sua prosa ha il ritmo del respiro spezzato, la musica della memoria, la dolcezza ruvida della verità. Lui ha preso la lingua e l’ha fatta ballare sul filo sottile tra italiano e dialetto, senza mai chiedere il permesso. Ne ha fatto un atto di libertà, una cifra di verità. Nelle sue pagine la parola è corpo vivo, colata lavica, energia potente che non conosce compostezza accademica. La sua prosa porta sempre in sé il respiro del teatro: dialogica, sonora, ritmata, più vicina alla voce che alla pagina.
Era uno scrittore che graffiava senza ferire, che accarezzava senza lusingare. Aveva l’occhio del cronista e l’anima del poeta, la rabbia civile di chi non sopporta le ingiustizie e il sorriso furbo di chi conosce le debolezze umane. Il commissario Montalbano ne è stata l’incarnazione più celebre. Non un eroe impeccabile, ma un uomo attraversato dal dubbio, incline all’indignazione e all’amore, ostinato nel difendere la propria umanità. Un Enea più che un Achille, seppur non esente da diversi “talloni”, da ultimo il cibo, che trasformava in rito: un arancino o una pasta ‘ncasciata come celebrazione ostinata della vita contro la barbarie.
Ma, doveroso dirlo, Camilleri non fu soltanto Montalbano. Prima ancora che il commissario lo consegnasse al successo internazionale, c’era già un universo di romanzi storici, che Sellerio custodì come gemme rare. In quelle narrazioni di Ottocento e Novecento, tra intrighi, passioni e rivolte, emerge forse il volto più autentico dello scrittore: la voce capace di trasformare la memoria in mito e di restituire la storia come respiro vivo di un popolo.
A cent’anni dalla sua nascita, Camilleri non resta un monumento di marmo, ma un’onda in continuo movimento e il suo mare fa ancora “scrusciu”, insegnandoci che raccontare significa guardare il mondo senza rassegnazione, trasformare la letteratura in coscienza. E in quel frastuono che non tace, si misura la grandezza di uno scrittore già consegnato alla leggenda, che -ancora oggi- non smette di interrogare e di stupire.
Illustrazione di Amalia Bruno

redazione

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