03 Settembre 2025
La “flotilla delle barchette” sfida Israele

Una quarantina di imbarcazioni partirà da Catania verso Gaza. La “flottilla” sfida Israele, che ha avvertito che tratterà i partecipanti come terroristi – di Alfio Franco Vinci
A poco più di tre mesi data prevista il 15 settembre, mare permettendo) dalla precedente spedizione, dal porto di Catania, ove si concentreranno provenienti dal nord Italia e dalla Spagna, salperà una novella “invincibile armada” alla volta di Gaza e contro Israele.
Dopo 438 anni la storia si ripete.

Ad iniziativa di un movimento dal nome spagnolesco, si concentreranno a Catania, ammesso che riescano a prendere il largo (oggi hanno dovuto riparare nel porto spagnolo di partenza) una ventina di imbarcazioni per portare e cibo (poco) e conforto, al martoriato popolo palestinese, contro il popolo e lo Stato di Israele.
438 anni fa l’invincibile armada, forte di130 navi (non barchette) da guerra e circa 30.000 uomini, ci lasciò’ le penne e non ci hanno più riprovato. Israele, a fronte di questa nuova provocazione, perché di questo si tratta, ha preannunciato che, se entreranno nelle acque territoriali, verranno trattati come terroristi, e non con i guanti bianchi come a Giugno scorso.
Non so cosa significhi, ma penso che, parlamentari o influencer ecologisti, assaggeranno l’ospitalità e la giustizia di Israele. Ognuno, nella piena consapevolezza delle proprie azioni, per di più informato delle preannunciate reazioni di parte avversa, e’ libero di fare ciò che ritiene giusto o conveniente come mezzo al fine, ma, a quel punto non può lagnarsi di nulla.
Ma veniamo al porto di Catania. Questa volta ospiterà per la traversata finale non una barchetta con 11 persone a bordo, ma un’intera “flottilla” (se arrivano). E qui casca l’asino.
A Giugno le autorità portuali e marittime catanesi hanno lasciato partire una barchetta di otto metri, carica ben oltre la sua portata, e con 11 persone a bordo, contro le 7 consentite.
Si andava incontro al buon tempo estivo (l’anticiclone tanto caro agli scafisti) e, forse per questo venne chiuso un occhio sulle norme di sicurezza in mare, ma ora il tempo è diverso, e non vorrei che poi gli eroici liberatores se la prendessero con gli italiani che li hanno lasciati partire.
Ma questa è un’altra storia, o forse è, ancora una volta, la stessa.





