29 Agosto 2025
Catania, escalation di sparatorie: il clan Cappello sempre presente

Catania sotto i colpi di pistola: il clan Cappello al centro delle sparatorie. Summit in famiglia per evitare sospetti e ridurre le frizioni
Le radici violente del clan Cappello
Quando si parla di sparatorie a Catania, il nome dei Cappello torna sempre in primo piano. La loro indole militare è evidenziata persino nelle relazioni della DIA, che da anni documenta il ruolo centrale del clan nella criminalità organizzata catanese.
Tra gli episodi più eclatanti ricordiamo:
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il duplice omicidio di via del Maggiolino dell’8 agosto 2020;
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le sparatorie all’ex dogana con il coinvolgimento di Niko Pandetta, condannato insieme a Sebastiano Miano e Santo Patanè;
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le sparatorie dimostrative in via Capo Passero di due anni fa.
Ogni volta che a Catania “le pistole fanno bam”, come recita la canzone del rapper nipote di Turi Cappello, il clan finisce inevitabilmente citato nelle cronache.
Gli ultimi episodi di fuoco a Catania
Nell’ultima settimana, almeno quattro episodi non lasciano dubbi sul coinvolgimento dei Cappello:
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la pioggia di proiettili in piazza Vicerè, area di spaccio di marijuana e cocaina;
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i colpi esplosi in aria nella notte tra il 18 e il 19 agosto in via Ustica, storica piazza di spaccio vicina a via Capo Passero, contesa tra Cappello e Nizza;
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gli attentati a sei attività commerciali, di cui due direttamente riconducibili al clan.
Gli obiettivi colpiti
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Centro estetico di via Garibaldi, intestato a Siria Saitta, figlia del boss Lorenzo “u scheletru” e compagna di Giovanni Balsamo, già vittima di un “sequestro” lampo nella sua abitazione in via Calabrò a San Cristoforo.
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Panineria di via Verrazzano, riconducibile alla moglie di Antonino Russo, boss del clan Cappello coinvolto nell’operazione antidroga “Fossa dei Leoni” che aveva portato a 25 arresti a Librino.
La tecnica è sempre la stessa: colpire i locali quando sono chiusi, evitando morti e feriti. Un modus operandi che ricorda i 12 colpi al bar Q8 in via della Regione, nei pressi del cimitero, e che sembra replicare la “lezione” della strage di via del Maggiolino.
Le possibili cause e il ruolo dei summit
Sulle ragioni di questa nuova ondata di violenza ci sono diverse ipotesi:
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controllo delle piazze di spaccio;
- suddivisione del territorio per estorsioni
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patti violati o nuovi equilibri dopo arresti e scarcerazioni eccellenti;
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possibili dissidi interni allo stesso clan Cappello.
In questo scenario, i summit mafiosi restano un elemento cruciale: in passato occasione di scontro, oggi potrebbero diventare un rimedio temporaneo per placare le tensioni. Non riunioni formali e blindate, ma incontri mascherati da momenti familiari, con la presenza di mogli e figli, possibilmente in noti locali catanesi, per non destare sospetti nelle forze dell’ordine e ad ammorbidire le discussioni, evitando che i contrasti degenerino in tensioni.
Un vuoto di leadership nella mafia catanese
La verità è che da anni a Catania manca un capo carismatico di Cosa nostra. L’ultimo riferimento era Ciccio Napoli, più che un reggente un falso mito, visto che non riuscì a controllare il territorio: l’8 agosto 2020, quando i Cappello con i Cursoti scatenarono la strage di via del Maggiolino, due uomini furono uccisi in un regolamento di conti senza logica.
Oggi, dopo anni di sangue, il rischio è che la città torni a rivivere nuovi scenari di guerra di mafia, con i Cappello ancora una volta protagonisti, in attesa di capire se i summit “in famiglia” riusciranno davvero a fermare l’escalation.





