25 Agosto 2025
Fratello poliziotto: docu-film di Fabrizio Villa dedicato al fratello

Il docu-film realizzato dal fotoreporter Fabrizio Villa ricorda il fratello Davide, cura il dolore della perdita e mostra la Polizia come comunità di fraternità
Fratellanza e fraternità sono le due dimensioni complementari che attraversano il docu-film “Fratello poliziotto. Poliziotto fratello” proiettato per la prima volta a Catania al Museo Diocesano nell’ambito delle celebrazioni per il 173° anniversario della Polizia di Stato l’11 e 12 aprile scorsi. Il docu-film è stato ripresentato il 16 agosto nel Chiostro di Santa Maria di Gesù in un altro evento pubblico al quale, assente giustificato il Procuratore della Repubblica aggiunto Sebastiano Ardita, hanno preso parte il Questore Giuseppe Bellassai, il Vicesindaco Paolo La Greca e fra’ Massimo Corallo dell’Ordine dei frati minori di Catania.
Autore del docu-film è Fabrizio Villa, giornalista e fotoreporter di fama internazionale, che con questo lavoro ha compiuto insieme un atto d’amore e di restituzione.
D’amore nei confronti del fratello Davide, vice sovrintendente della Polizia in servizio presso la squadra mobile della Questura di Catania, scomparso tragicamente nel marzo del 2021 a poche ore dalla somministrazione del vaccino anti Covid-19. Un dolore lacerante per Fabrizio e i suoi familiari che però, grazie al docu-film, è diventato un atto di restituzione, di “give-back” come suol dirsi, per ricordare a tutti che dentro le istituzioni, in particolare nella Polizia di Stato, ci sono due fili che sembrano paralleli e invece si richiamano di continuo. Sono la fratellanza e la fraternità.
La prima, se è vincolo di sangue fra fratelli, non la scegli, te la danno i genitori, ma decidi poi come viverla insieme e trasformarla in un vincolo d’affetto perenne, quello che ha sempre legato tra loro Fabrizio e Davide. Per estensione però la fratellanza può diventare un sentimento di benevolenza del “come se si fosse fratelli”, anche quando il legame di consanguineità non c’è, e quindi un ideale di fratellanza universale, che per i frati francescani va ben oltre la vocazione, perché è in realtà la forma stessa della vita.
Ed ecco che entra in scena l’altra dimensione, la fraternità, dai contenuti più spirituali, ma allo stesso tempo fortemente identitari. Nel docu-film di Fabrizio Villa, mostrando il lavoro quotidiano della Polizia di Stato e qualche immagine privata del fratello Davide, le notti, le piazze, i colleghi diventano i compagni di vita. La divisa non più solo come simbolo di autorità, ma segno di una comunità di servizio in cui le persone si riconoscono, si proteggono, si supportano a vicenda. In questo senso, il documentario umanizza l’istituzione, dando un volto alla Polizia attraverso la fraternità che nasce nei turni, nelle attese, nelle risate condivise, facendo emergere la solidarietà tra uomini e donne che si affidano gli uni agli altri, mentre sono a servizio della gente.
L’intreccio fra fratellanza e fraternità permette al film di superare i confini dell’album di famiglia per diventare racconto civile. Fabrizio Villa restituisce mirabilmente la memoria di suo fratello Davide, ma insieme mostra come la fraternità di chi indossa una divisa possa generare spazi di umanità delle istituzioni. Ne esce un memoriale bellissimo che parla di legami intimi e sociali: la fratellanza privata risuona nella fraternità pubblica, e viceversa, suggerendo che la cura dell’altro – in famiglia come nella comunità – è il vero antidoto all’indifferenza.
Fabrizio Villa è stato così capace di firmare un vero memoriale civile, una sorta di cinema della prossimità, dove la fratellanza privata genera fraternità pubblica, e i due fili si intrecciano meravigliosamente, fino a diventare un unico filo. Quello della vita. Dove lo Stato, per una volta, ha il volto di chi lo serve umilmente e professionalmente ma pure lealmente ed amorevolmente.





