22 Agosto 2025
La regola dell’ortica, il giallo che punge

Bea Navarra, grafologa forense, riapre un cold case nella “Catania bene” del 1965: l’esordio di Nunzia Scalzo inaugura una serie mediterranea
È il giallo rivelazione dell’estate, giunto alla seconda ristampa a poche settimane dall’uscita agli inizi di luglio. Si intitola “La regola dell’ortica”, pubblicato per i tipi di Feltrinelli, ed è scritto dalla grafologa forense e giornalista Nunzia Scalzo, al suo esordio in questo genere letterario. Il suo precedente libro “Vite Storte” (A&B Editrice, 2019), a metà strada tra la cronaca giornalistica e la storia, aveva già fatto conoscere ai lettori l’originalità dello stile di scrittura della giornalista catanese – è direttrice del settimanale regionale I Vespri e prestigiosa firma del quotidiano La Repubblica – in cui si mescolano abilmente puntuale narrazione degli eventi e introspezione psicologica dei personaggi, soprattutto quelli femminili.
La protagonista Bea Navarra
Questa volta siamo di fronte a qualcosa di diverso, perché la dottoressa Scalzo – è laureata in Filosofia e specializzata in Filosofia del Diritto – crea un personaggio femminile nuovo di zecca, Bea Navarra, che in fondo le somiglia molto: da 25 anni, infatti, la scrittrice è una grafologa forense, diplomata al Centro Studi Grafologici di Roma. Dai primi riscontri positivi della critica e soprattutto dei lettori nelle recensioni, “La regola dell’ortica” potrebbe inaugurare una vera e propria serie di un giallo mediterraneo in cui la Navarra è il potenziale alter ego, al femminile, di tanti altri celebri investigatori isolani, a cominciare dal famoso protagonista dei romanzi di Andrea Camilleri.
La trama: un cold case del 1965
L’ambientazione è Catania, la “Catania bene” nell’anno 1965. Norma Speranza, una giovane donna dell’alta società viene trovata in fin di vita nel suo salotto e muore poco dopo. La dinamica ufficiale parla di suicidio con un colpo di carabina, supportata da un biglietto d’addio accanto al corpo con la frase “Tutto è distrutto e io mi ammazzo”. Molti dettagli non tornano, i familiari non hanno mai creduto alla tesi del suicidio e così a distanza di sessant’anni la nipote di Norma chiede a Bea Navarra, affermata grafologa forense, di riaprire il caso analizzando quel vecchio biglietto sgualcito. Inizia così una indagine in piena regola su un “cold case” denso di segreti familiari in cui ciascun personaggio, in veste di narratore, svela sessant’anni dopo quello che all’epoca aveva taciuto, rendendo così la trama un puzzle davvero avvincente e mozzafiato.

L’ispirazione: un caso di cronaca realmente accaduto
La storia di Norma Speranza è assai sovrapponibile ad un fatto di cronaca realmente accaduto a Catania, esattamente il 15 aprile 1966, quando Edvige Perrotta, moglie del medico Michele Cancelliere, poco dopo le 18 fu trovata dal coniuge a terra in una pozza di sangue, nel salotto della loro abitazione in via Alberto Mario 5. Presentava una ampia ferita d’arma da fuoco alla tempia destra. Giunta in gravissime condizioni al pronto soccorso dell’Ospedale Garibaldi, spirò poco dopo e fin dal giorno dopo gli inquirenti – sulla base dei primi rilievi raccolti dalla polizia, precisamente dal commissario capo Aldo Comisi insieme al brigadiere Intrigila e all’appuntato Ianniello – andarono consolidando l’ipotesi del suicidio, avallato dal ritrovamento di un biglietto con la frase “Sono io che mi uccido…”, forse motivato dai continui ultimi litigi fra marito e moglie, probabilmente animati da sentimenti di reciproca gelosia. Il caso, inizialmente chiuso e poi riaperto per alcuni sospetti sul coniuge, si chiuse otto anni e mezzo dopo con l’assoluzione del marito, difeso dagli avvocati Delfino Siracusano ed Enzo Trantino.
La metafora del titolo
È il titolo stesso del giallo che offre una chiave di lettura simbolica. “La regola dell’ortica” rimanda ad un detto popolare secondo cui finché stringi in mano le foglie dell’ortica non ne senti il bruciore; solo quando le lasci, la pianta rivela la sua natura urticante. Allo stesso modo, il romanzo suggerisce che per capire davvero il senso delle cose, bisogna fare un passo indietro e guardarle con distacco, esattamente ciò che accade riaprendo, ben sei decenni dopo, un caso creduto da tutti risolto, un suicidio.
Un nuovo investigatore nel giallo italiano
Ovviamente, il centro focale del giallo è Bea Navarra, la protagonista assoluta del romanzo, una investigatrice sui generis nel panorama del giallo italiano. Diversa da Vanina Guarrasi, il vicequestore dei romanzi di Cristina Cassar Scalia, figura femminile un po’ archetipica, non femminista ma ispirata a donne importanti della sua vita, dotata di un’indole diretta, testarda e persino un po’ scorbutica. La Navarra mette al servizio dei suoi ideali di giustizia una straordinaria capacità professionale di decifrare i segreti nascosti nella scrittura. Non si accontenta mai delle verità di comodo, non ha timore di sfidare le conclusioni già accettate, incline a metodi poco convenzionali, la grafologa è una personalità tenace, ma con una grande competenza tecnica, perché applica metodi scientifici rigorosi all’analisi dei testi.
Ci fermiamo qui, non Vi anticipiamo altro. Diversamente, Vi toglieremmo il piacere di leggere un giallo che all’orizzonte sta facendo affacciare un nuovo personaggio seriale nel genere letterario giallo.
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