21 Agosto 2025
Suicidi in carcere: i dati del Garante e di Articolo21 a confronto

Un’analisi dei dati sul drammatico aumento dei suicidi nelle carceri italiane. A confronto il report del Garante e il dossier di Articolo21, ma anche le denunce di Condacons e UILPA Catania intervenuti per reclamare interventi immediati
Le carceri italiane affrontano una crisi profonda, segnata da un numero crescente di decessi e suicidi che le istituzioni faticano a gestire. I dati più recenti dipingono un quadro drammatico, evidenziando fragilità sociali, sovraffollamento e una profonda carenza di personale, come sottolineato dal Garante nazionale dei diritti dei detenuti e da diverse associazioni.
Nei primi quattro mesi del 2025, le carceri italiane hanno registrato 100 decessi, di cui 27 per suicidio. È quanto emerge dall’ultimo rapporto (di maggio 2025) del Garante nazionale dei diritti delle persone private della libertà personale, che fotografa una realtà drammatica, fatta di fragilità sociali, sovraffollamento e mancanza di prospettive.
Il suicidio resta l’evento più critico: uomini in gran parte, 25 su 27, con un’età media di 44 anni. Colpisce il dato degli stranieri: rappresentano il 40% dei casi, a fronte di una presenza nelle carceri italiane pari al 31%. Non solo. Un terzo dei suicidi riguarda persone con una pena residua inferiore ai tre anni: detenuti quindi vicini alla libertà, ma privi di sostegno e di reti sociali all’esterno.
Il Garante evidenzia come il fenomeno non sia riconducibile ai soli primi giorni di detenzione, ma a un insieme di fattori: isolamento, precarietà, condizioni di salute mentale, assenza di prospettive. Nove detenuti si sono tolti la vita entro i primi tre mesi dall’ingresso in istituto, cinque addirittura entro un mese. In quattro casi vi erano già stati tentativi di suicidio.
Il dato più allarmante è quello del sovraffollamento. In istituti come Roma Regina Coeli l’indice supera il 180%, a Verona arriva al 186%, a Foggia addirittura al 212%. Una condizione che rende impossibile ogni percorso di recupero e accresce la tensione interna.
Per la Sicilia, il dossier segnala un suicidio registrato nel carcere di Barcellona Pozzo di Gotto, ma il fenomeno resta sotto monitoraggio anche negli altri istituti regionali, compreso Piazza Lanza a Catania, dove nelle scorse settimane si è verificata un’altra morte volontaria.
Nelle sue conclusioni, il Garante sottolinea che il suicidio in carcere è una “morte evitabile” e che prevenire significa investire in risorse, alternative alla detenzione, assistenza sociale, reti di cura e percorsi di reinserimento. Senza un cambio di rotta, avverte, il rischio è che le carceri italiane continuino a trasformarsi in “fabbriche di disperazione”.
Il confronto con i dati di Articolo21
Se i numeri del Garante fotografano la situazione fino al 6 maggio, il quadro diventa ancora più drammatico con l’aggiornamento pubblicato da Articolo21 il 13 agosto: nei primi 222 giorni dell’anno i morti in carcere sono già 148, di cui 48 suicidi. Una media di un decesso ogni giorno e mezzo, ben oltre i dati minimizzati dal Ministero della Giustizia e, successivamente, dallo stesso Garante.
Articolo21 denuncia una “strage del silenzio” che rischia di essere occultata da un racconto istituzionale volto a negare l’esistenza di un’emergenza. Il sito sottolinea come il Garante abbia corretto il tiro dopo la smentita del Ministero, parlando di “dati sconfortanti ma sotto la media del triennio”, una posizione definita “inaccettabile e intollerabile” perché in contrasto con il mandato stesso dell’istituzione.
Il contrasto tra i due report – quello ufficiale del Garante e quello rilanciato da Articolo21 – restituisce l’immagine di un sistema penitenziario sempre più in crisi, in cui la realtà dei numeri sembra pesare meno della necessità di rassicurare l’opinione pubblica.
L’allarme del Codacons
Secondo la nota diffusa ieri dal Codacons “non è più tollerabile che il sistema penitenziario italiano continui a produrre morti e sofferenze senza alcuna risposta concreta da parte delle istituzioni. Occorre un intervento immediato per ridurre il sovraffollamento, rafforzare gli organici e garantire condizioni di vita conformi alla dignità umana”. Ed è per questo che rinnova l’appello al Governo e al Parlamento ad aprire senza indugi un confronto pubblico sullo stato delle carceri, “con la stessa attenzione che si riserva alle morti sul lavoro, perché il carcere non può trasformarsi in una condanna a morte”.
La denuncia della Uilpa: “Situazione insostenibile”
Armando Algozzino, segretario generale della Uilpa Catania, sottolinea che il carcere di Piazza Lanza ha una carenza di 96 agenti rispetto all’organico previsto. Inoltre, 50 poliziotti penitenziari sono distaccati al Nucleo provinciale traduzioni e piantonamenti. “Così non va!”, ha affermato il sindacalista, che chiede, da tempo, un piano di assunzioni per colmare le lacune. “Annunci e promesse non sono risposte, noi chiediamo fatti concreti. Adesso”.






